Senza dimora Milano: Wainer Molteni perdere tutto e sapersi rialzare

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Può capitare a chiunque di perdere tutto ed essere costretto a vivere da clochard. Mondo Donna incontra Wainer Molteni.

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Al telefono, la voce di Wainer Molteni, modula parole dirette, concrete, pochi fronzoli inutili ma fatti concreti da raccontare in modo pulito.

Wainer ha una laurea in sociologia, un master in criminologia, era un dj di successo, girava il mondo mettendo musica per un milione e mezzo di lire all’ora. Un giorno decide di mettere la testa apposto - come dice lui - e diventa responsabile del personale di una catena di supermercati, contratto a tempo indeterminato, vita sistemata, bei guadagni. Poi la chiusura per bancarotta fraudolenta, Wainer rimane senza lavoro, dal giro dei dj è fuori da troppo tempo per ritornare sui suoi passi e i colloqui vanno male perché si sente dire “Lei è troppo qualificato”. All’età di 33 anni, pur di lavorare, arriva a indicare solo la licenza media nel suo curriculum ma è il 2004, lui è figlio unico, orfano di genitori figli unici, non ha nessuno a cui rivolgersi per chiedere aiuto.

Wainer resiste per un po’ di tempo senza lavoro poi, una notte, si mette una coperta sotto braccio e va a vivere per strada imparando da subito che la notte, quella, ti frega. Smette di battere i denti grazie a un senza dimora che gli offre un sacco a pelo, impara quali sono le mense dei poveri dove andare a mangiare, dove dormire o chiedere qualche soldo. “Tra barboni c’è molta più civiltà che nella società dalla quale venivo. Si divide sempre quel poco che si ha, fosse anche una sigaretta in cinque”, racconta Wainer.

In otto anni di vita in strada Wainer finisce quaranta volte in galera per le occupazioni di scuole abbandonate, tipologia d’edificio nel quale si specializza visto che, a pensarci bene, è l’ideale per vivere: le aule diventano camere, c’è la mensa, ci sono i bagni. Un paio di notti in prigione rappresentano un paio di notti con un tetto sulla testa e, ben presto, anche le forze dell’ordine comprendono che combattere contro chi non ha niente da perdere è una lotta persa; dorme sotto casa della Moratti, per anni, sul suo zerbino, e ci racconta una storia molto bella sulla nascita del rapporto con l’ex sindaco di Milano: “In quelle notti faceva freddo, -17°, c’era bisogno di sacchi a pelo così ho provato a chiedere aiuto sulla pagina Facebook, convinto che ne sarebbero arrivati due o tre, se avevamo fortuna. Ne sono arrivati tre camion e io non sapevo dove metterli. Così una sera ho aspettato che tornasse la Moratti, le sue guardie mi hanno bloccato ma io sono riuscito a dirle che se non mi dava uno spazio dove poterli mettere e distribuire io glieli mettevo per strada, sotto casa sua, perché quel pezzo di strada era dove vivevo. Erano le vacanze di Natale, le scuole erano chiuse; lei mi ha dato in mano le chiavi di una scuola e mi ha detto che avevo una settimana di tempo per smistarli. Mi ha dato fiducia, sapeva che c’era il rischio occupazione ma mi ha messo alla prova. Ho usato quello spazio solo per stivare i sacchi a pelo e per distribuirli; con -17° là fuori e una scuola con riscaldamento a disposizione, ho contiuato a dormire sullo zerbino della Moratti”. Da quel momento Wainer comincia a collaborare con il Comune di Milano per il reinserimento lavorativo dei senza dimora. L’immaginazione collettiva fatica a concepire che una persona “normale”, senza problemi psichici o di dipendenza a droghe o alcol, possa diventare barbone ma oggi è esattamente ciò che avviene e per strada si possono conoscere ex manager, ex direttori di banca, ex mariti senza più la possibilità di provvedere a se stessi. Persone che hanno di certo momenti di sconforto ma sono aggrappati alla vita con tutte le forze perché, quando devi pensare a sopravvivere, non c’è tempo per la depressione o per l’esaurimento nervoso “quello viene a chi ha tutto e non è mai felice” dice Wainer.

Senza regole è impossibile superare i momenti duri; oggi Wainer ha una casa assegnatagli dai sevizi sociali e fa parte dell’associazione “Clochard alla riscossa”. La sua vita è una continua frenesia, un continuo aiutare il prossimo, quei clochard con cui ha condiviso la strada, gli stessi che definisce “barbafratellini”. È insieme a dodici senzatetto che cura la prima fattoria interamente gestita da clochard, assunti per un anno, con regolare contratto, con il compito di gestire gli animali, il frutteto e l’orto (7500 mq), l’oliveto (70 mila ettari), le stanze per ospiti e il ristorante di un casale ristrutturato del ‘400, a Serravalle Pistoiese, messo a disposizione da una coppia di coniugi. Una realtà imprenditoriale che procede bene, sono regolari, pagano l’affitto e attuano il frutto di ricerche di marketing per rendere il progetto autosostenibile poiché  il concetto di “soldi a fondo perduto”, non rientra nella loro filosofia.

Wainer ride mentre mi dice che è di qualche giorno fa l’uscita di un articolo su di lui nella rivista “Millionaire” e sembra avere sempre un certo distacco dai successi anche mentre mi dice che ha scritto un libro “Ritrovarsi senza niente” pubblicato da Baldini e Castoldi. Quelle stelle che avrà guardato tante notti ora rappresentano un cielo aperto di possibilità. Autoprodotte.

Ricordo tutte le domeniche dell’anno, in Piazza Fontana a Milano, Mensa sotto le stelle per condividere il cibo che vorrai portare da casa, vestiti, scarpe, coperte.

Inoltre, il 20 ottobre, l’evento La notte dei senza dimora, in Piazza Santo Stefano a Milano durante la quale potrai parlare con senza dimora, le associazioni di volontariato, imparare l’arte del finger knitting per confezionare cappelli, sciarpe e coperte da donare ai senza dimora.

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