Femminile plurale globale
Whitney Houston ci lascia insegnandoci che fama, ricchezza e talento fuori dal comune, forse non bastano per ottenere fiducia in se stesse. Analisi di una vita tristemente sfavillante.
Esistono pochissime certezze in questa nostra vita: anche con tutti i soldi del mondo, non potrai mai comprare un dinosauro vivo e, anche se sei tra le più ricche e famose persone del mondo, certi casini non li risolvi.
Soprattutto se i casini in questione sono quelli interiori.
Magari ti puoi permettere uno, cento, mille "dipanatori di casini interiori" ma se profondamente, dentro di te, non ti vuoi bene perché qualcosa si è irrimediabilmente rotto, allora i tuoi soldi sono solo carta e il tuo successo è solo un'altra arma con la quale infliggerti ulteriori ferite.
Così mi pare sia successo a Whitney Houston, icona pop che, con il successo ottenuto negli anni ottanta, apre un mercato fino ad allora precluso ai cantanti di colore. In U.S.A. è la quarta donna per successi di vendita, tra le prime per quelli discografici, piazza sette dei suoi singoli in vetta battendo gente come Diana Ross e i Beatles. Guinnes dei primati nel 2008 come artista più premiata, detiene il record anche per il più alto numero di American Music Awards (sul suo caminetto ce ne sono 22).
Eppure Whitney non ce la faceva proprio. Che poi, parlare di "amore per se stesse", già mentre lo scrivo mi fa venire due palle così per quanto suona banale ed ovvia come dichiarazione ma, in realtà, è una condizione della psiche umana talmente sfaccettata da essere caleidoscopica.
E' come quando hai per le mani un orologio dagli ingranaggi affascinanti e complessi, lo smonti per capire com'è fatto, lo rimonti, l'orologio funziona ancora ma ti accorgi che t'è rimasto fuori un pezzo. Eppure le lancette vanno avanti e tutto sembra come prima, quindi chissenefrega di quel pezzettino...si vede che non serviva.
E ogni volta facevano così con Whitney: la prendevano e la portavano in qualche clinica di quelle americane che ti promettono di smontarti e rimontarti per farti uscire come nuova. La riportavano a casa funzionante ma qualcosa di inquietante si percepiva.
La colpa è di Bobby Brown e dei guai in cui l'ha cacciata?
La colpa è sempre, irrimediabilmente del singolo individuo. Se lei l'ha scelto come marito, passando dall'immagine di ragazza casa e chiesa a quella di inaffidabile fattona con il cervello andato, si vede che qualcosa di strano c'era sin dagli albori.
Metti anche che un uomo riesca a snaturarti tanto, a trascinarti con lui nel baratro nero della droga e del delirio di festini all'insegna dell'allucinazione, comunque sei tu ad avergli dato questo potere. Quindi una fragilità di fondo, la nostra Whitney ce l'aveva eccome.
Quanto meno un problema con la figura maschile, visto che il padre nel 2002 intenta una causa contro la figlia sostenendo che le doveva 100 milioni di dollari in virtù del suo lavoro mai retribuito come agente. E questo la dice lunga.
Povera Whitney, ci hai fatto sognare con la tua voce arzigogolata, potente, preparata, che sapevi controllare, più di te stessa.
Prendo il libro Colorstrology e vado alla sua data di nascita, il 9 agosto e leggo che colore è abbinato a quel giorno ed il significato che ne deriva:
PAPAVERO DORATO - DISTINTI, FEDELI, SEDUCENTI.
Se siete nati oggi: da sempre avete qualcosa di speciale, una sorta di bagliore stellare che solo voi sapete sprigionare. Siete buoni e generosi. Quando vi preoccupate per qualcuno lo fate fino in fondo. Provate empatia per gli altri e ne capite le difficoltà.
I benefici di questo colore: il colore personale vi impedisce di abbandonarvi agli eccessi. Indossando, meditando, o circondandovi del color papavero oro guadagnerete fiducia e un rinnovato sentimento di speranza e di fiducia in voi stessi.
Magari le sarebbe bastata una cosa semplice come un colore, visto che fama, successo e talento erano cose troppo grandi per poterla guarire.
Finalmente, R.I.P. Whitney.
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