Femminile plurale globale
Sanremo si unisce al gruppo di cose irrimediabilmente fastidiose come ad esempio le briciole a letto. Figurati quando le due cose sono insieme...
Sabato sera è andato, Sanremo pure, le briciole sotto il piumone, invece, rimangono in modo insidioso. Mangiare nervosamente a letto è un'ottima soluzione per superare l'imbarazzo indotto, causato dalle scempiaggini della televisione di Stato.
Come minimo ti attacchi alla caloria. Che poi quella, la caloria, è difficile da buttar giù tanto quanto le scempiaggini.
Quando poi pensi al fatto che le paghi quelle idiozie (con un profumatissimo canone) e che la suddetta tassa è applicata anche al pc aziendale (ma pure monitor, telefono cellulare, I-Pad, decoder, videocitofono, videocamera, macchina fotografica digitale, telecamera per videosorveglianza) beh, a quel punto passi direttamente a 100 gr. di cioccolato extra fondente alla ricerca di teobromina, serotonina, feniletilamina, per cercare un sollievo passeggero alla depressione che ti coglie subitanea.
Del resto un decreto Regio del 1938 dice che la tassa più odiata d'Italia la deve pagare «chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi» e mica la vorrai cambiare 'sta cosa Regia, no? Che noi italiani ci teniamo alle tradizioni.
Intanto, sbriciolando, pensavo anche: "Vedrai che vince Emma. Già due giorni prima della finalissima ha cominciato a piangere, cioè da quando glielo hanno annunciato." E infatti vince con "Non è l'inferno" cantando la fatica di tirare avanti. In effetti tutti gli imprenditori italiani che si vedono arrivare le lettere per il pagamento del canone sui monitor aziendali sono d'accordo con questa canzone e quindi è giusto che vinca un testo bello furbo, che mette apposto tutti gli scandali sanremesi come fa il brodino con le budella.
Ma torniamo alla tassa: da 200 a 6000 euro l'anno, a seconda del tipo d'impresa, nessuno escluso e 980 milioni totali da incassare. Se fan tutti i bravi vedrai che i dirigenti Rai rientran presto delle spese per questo pantagruelico Sanremo.
Che poi ce n'era un'altra di sessantaduesima edizione, quella del festival del cinema di Berlino e l'orgoglio italiano vien fuori tutto grazie ai fratelli Taviani. Sul loro caminetto appoggiano un gran bell'orso d'oro per il film "Cesare deve morire".
Una vittoria clamorosa, con standing ovation di pubblico e critica, un successo enorme per l'Italia con un riconoscimento che non arrivava da 21 anni.
"Cesare deve morire" è stato girato in sei mesi, interamente all'interno del carcere romano di Rebibbia, nella sezione "Fine pena mai". Racconta la storia di un gruppo di detenuti che si prepara a interpretare sul palcoscenico la tragedia di Shakespeare Giulio Cesare.
Paolo Taviani dichiara "Grazie alle parole sublimi di Shakespeare, questi detenuti sono tornati alla vita e a loro va il nostro saluto"
Vittorio Taviani invece: "Spero che qualcuno tornando a casa dopo aver visto Cesare deve morire pensi che anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, è e resta un uomo"
Grazie ai protagonisti di questo film e non a quelli di Sanremo, ci ricordiamo che l'arte è la prima forma di libertà. A volte, è l'unica.
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