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Bambini con il cellulare, c'è un momento giusto per la tecnologia?

Lunedì 28 Novembre 2011, 12:34 in Web/Tech di

Dal 2000 al 2011 è quasi raddoppiato il numero di giovanissimi - tra gli 11 e i 17 anni - che fanno uso del cellulare. La tecnologia di solito la difendo: quando si tratta dei più piccoli, però, mi fermo un attimo a pensare.

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La tecnologia solitamente la difendo: le opportunità che offre non possono essere messe in ombra dalla nostra paura del cambiamento. Le nuove tecnologie inducono una forma di dipendenza, è vero, e un cambiamento profondo nelle relazioni umane: ma si tratta di noi e della nostra evoluzione, che va capita e gestita, e mai ostacolata.

Quando si tratta dei più piccoli, però, mi fermo un attimo a pensare.

Negli ultimi 10 anni è quasi raddoppiato il numero di piccoli italiani - tra gli 11 e i 17 anni - che fa uso del cellulare (sempre più come strumento multimediale, non solo per telefonare) arrivando così a sfiorare la quota del 100% (si passa dal 56% al 93%).

La tecnologia, penso, è una protesi della capacità di comunicare dell'essere umano. Ma se quella capacità si va evolvendo dalla notte dei tempi, la rivoluzione digitale ha provocato un salto incredibilmente ampio. Bisogna imparare a gestirlo, a trattare la tecnologia appunto come una protesi, le cui potenzialità possono essere sfruttate rispettando l'equilibrio con i propri "arti". 

Ma i più piccoli sono in grado di sviluppare quella consapevolezza di sé che per definizione ancora non hanno, di imparare ad usare bene gli "arti", se già si dedicano ad adoperare le protesi?   

Probabilmente sì. Probabilmente i miei dubbi e non solo miei derivano dalla paura - ancora Lei - di accettare che anche il concetto di "consapevolezza di sé" vada acquisendo un significato nuovo, proprio perché si sviluppa in un mondo completamente nuovo.

Tutto cambia, anche l'ambiente familiare in cui quei bambini crescono: rivela il rapporto ISTAT che diminuiscono velocemente i bambini con più di un fratello e aumentano quelli senza fratelli; raddoppia il numero di quelli che vivono con un solo genitore e raddoppia la percentuale di quelli che hanno entrambi i genitori occupati rispetto a quelli con la mamma casalinga.

Del resto, mentre intorno a loro tutto cambia, non c'è ragione per pensare che proprio quei bambini debbano restare gli stessi.

(Immagine da Flickr)

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08 Dic 2011
alle 23:29

giovanni

avvero, bella recensione

 

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