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Il mito della seduttività, uno spunto da Paolo Giordano

Giovedì 27 Ottobre 2011, 12:19 in Books di

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Si parla tanto di pubblicità e mass media che diffondono un'idea della donna sempre seduttiva, come se il valore dell'essere donna fosse inscindibile dalla capacità di attrarre l'altro sesso. Ma in che modo questa idea diffusa e infine acquisita a livello collettivo incide poi nel profondo di ciascuna di noi?

Riporto un brano da "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano (Mondadori). L'interiorità e la storia personale di Alice, fatta di sofferenze antiche e profonde, può offrire uno spunto di riflessione in risposta a questa domanda. Del resto l'individualità di ciscuno di noi non è mai del tutto "individuale", ma è sempre data dall'incontro con i significati più ampi del contesto che ci circonda.

"Arrotolò l'elastico degli slip di un paio di giri, in modo che arrivassero appena sopra la cicatrice e rimanessero abbastanza tesi da lasciare un po' di vuoto tra l'orlo e la pancia, a formare un ponte fra le ossa del bacino. L'indice ancora non ci passava, ma il mignolo sì e poterlo infilare lì in mezzo la faceva impazzire.

[...] Alice si mise di profilo, il destro, quello buono, come era abituata a dire nella sua testa. Spostò tutti i capelli in avanti e pensò che così assomigliava a una bambina indemoniata. Provò a raccoglierli in una coda di cavallo e poi in una coda più alta, proprio come li portava sempre Viola, che piaceva sempre a tutti. Non funzionava nemmeno così.

[...] Non riusciva proprio a spiegarselo dove Viola e le sue amiche trovassero quegli sguardi con cui andavano in giro a fare stragi di ragazzi. Quegli sguardi spietati e accattivanti, che potevano decidere se distruggerti o graziarti con una sola, impercettibile flessione delle sopracciglia. Alice cercò di essere provocante con lo specchio, ma vide solo una ragazza impacciata, che agitava le spalle senza grazia e pareva muoversi sotto l'effetto di un anestetico.

Era convinta che il vero problema fossero le guance, troppo gonfie e paonazze. Soffocavano gli occhi, mentre lei voleva che le schizzassero fuori dalle orbite e si piantassero, come schegge appuntite, nello stomaco dei ragazzi che li incrociavano. Voleva che il suo sguardo non risparmiasse nessuno, che lasciasse un segno indelebile." (pag.40)

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