Femminile plurale globale
Proprio nei giorni della notizia del prete di Cosenza che suona le campane a lutto per ogni aborto praticato, e della protesta antiabortista dell'infermiere di Milano, mi illumina sul delicato argomento uno spunto di Don Pizzarro, personaggio di Corrado Guzzanti, all'interno di uno show del 2009 mandato in onda da Sky.
"Sì guarda a noi c'interessa proprio la vita dal concepimento alla nascita. Già dopo un quarto d'ora non gliene frega più niente a nessuno."
"Abbiamo stabilito che il nascituro è innocente fino alla terza settimana, dopo si carica il peccato originale, mi dispiace ma se lo carica. Su 'sto fatto della mela ci stiamo dentro tutti."
Ma perché proprio la terza? "Non lo so era per dire una cosa precisa. Vuoi fare quattro? Ma ormai abbiamo detto tre, poi entriamo in contraddizione."
(Lo sketch è lo stesso del video sotto, dal minuto 4:28)
A parte la satira del pensiero della Chiesa, la poetica di Guzzanti (sì, poetica), è illuminante perché ridicolizza i tentativi umani di semplificare la questione del conflitto tra diritti della madre e diritto del nascituro in opzioni nette e alternative - "assassini di bambini vs killer della libertà di scelta", come riassume la 27esimaOra - illudendoci che sia possibile optare per una posizione o per l'altra come si sceglie tra la Coca Cola e la Pepsi, e farne bandiera.
Temo che la questione della vita sia per definizione qualcosa che viene prima di noi, e non potremo che sentirci sempre a disagio, almeno nella profondità della nostra coscienza, con la necessità di prendere una posizione netta e senza ombre di dubbio su certe questioni.
E allora, per quanto impopolare, la mia conclusione personale è piena di dubbi.
La legge sull'aborto è per me sacrosanta (ops, non potevo scegliere aggettivo più sbagliato). Eppure dentro di me ci sarà sempre un eterno però. È una contraddizione che ho deciso semplicemente di accettare.
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