Femminile plurale globale
Per i dieci anni dalla sua nascita Yamamay, marchio di abbigliamento intimo femminile che ama provocare con collezioni che ammiccano alla seduttività più "estrema" - spesso ai limiti del kitsch, ma è questione di gusti, non si discute - crea uno spot "d'autore", girato da Paolo Sorrentino e con protagonista Isabella Ferrari.
Lo spot si auto-proclama novità assoluta in quanto vicino alle donne "normali", libere di essere se stesse, non schiave di un modello e dei soliti imperativi della seduzione. Tutto questo perché la protagonista non ha 20 anni ma 47, e perché il regista, come dice la stessa Isabella Ferrari nell'intervista, l'ha diretta verso un atteggiamento "non seduttivo" ma "pacifico".
In un momento simile, con i fatti di cronaca che non sto a ricordare, con le polemiche sullo sfruttamento del corpo femminile che conosciamo, il marketing del marchio Yamamay ha "pensato di ripensarsi". O almeno così dichiara.
Peccato però che la 47enne in questione sia Isabella Ferrari, forse la donna più sexy d'Italia, che guardi con compiacenza il suo corpo allo specchio, che i completi che indossa siano fruscianti reggiseni di pizzo nero e che il setting dello spot sia la solita reggia extralusso.
Tutto questo sarebbe normale e non seduttivo? Tutto questo sarebbe nuovo, rivoluzionario, diverso?
A me non sembra diverso per niente. La Stampa non sembra accorgersene, il blog Femminismoasud se ne accorge ma apprezza lo stesso lo "sforzo".
Io dico che Yamamay con questo spot resta esattamente quello che era: un marchio di intimo che punta sulla seduzione. Non c'è niente di male. Perchè tante storie?
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