Femminile plurale globale
Ottobre è alle porte e con esso quel drammatico momento che segna inesorabilmente l'arrivo dell'autunno: il "cambio di stagione" del guardaroba.
A parte la noia pratica - si tratta infatti di buttare nel secchio mezza giornata del proprio tempo libero, litigare con la mancanza di spazio nei propri cassetti e impazzire per ritrovare cose che chissà dove le ho messe - questo momento, a volerlo vedere bene, è un po' dolce e un po' amaro.
Amaro perché, insieme alle gonnelline svolazzanti e agli abiti sbracciati, alle tinte solari e alle mise total white, riponi negli scatoloni un certo benessere. Quella voglia di vivere che non ti spieghi, quel qualcosa che ti fa venir voglia di uscire di casa in ogni momento. Quel qualcosa che è l'estate.
Ma, a volerla dire tutta, c'è un che di tremendamente rassicurante nel tirar fuori maglioni e giacche a vento coi baveri alti. Sai che adesso ti potrai nascondere un po'. Con l'autunno, infatti, puoi infilare una parte di te in un accogliente mondo fatto di tessuti.
L'estate è elettrizzante, e però è faticosa. Ti proietta all'esterno, ti carica, ti rivitalizza. Ma noi siamo fatti per vivere "fuori da noi", ma anche per restarcene nascosti per un po'.
È il bello delle stagioni: che si alternano. Che ti permettono di uscire e poi di startene all'interno. Di essere euforico, e poi anche un po' triste. Di fare, e poi anche di pensare. Il bello delle stagioni, soprattutto, è che ritornano.
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