Femminile plurale globale
Ieri sera mi imbatto in un servizio del TG5. Il servizio annuncia che Vittorio Sgarbi - il celebre personaggio che, per chi non lo sapesse, oltre ad essere compiaciutamente insopportabile è un critico d'arte - ha un "nuovo" figlio di 13 anni. Un figlio naturale della cui esistenza Sgarbi è venuto a sapere solo recentemente.
E chissenefrega? È il mio primo pensiero. Perchè ce lo vengono a raccontare? Mi chiedo infatti anche cosa mai sia passato nella testa di quel giornalista per decidere di realizzare un servizio simile.
Eppure siamo solo all'inizio. Vittorio Sgarbi infatti, ad un certo punto del servizio, inizia a parlare. E, tra una passata di mano nei capelli e l'altra, celebra se stesso e la propria extra-ordinarietà con un bla-bla-bla sulla propria concezione della paternità. Lui - precisa - di figli naturali ne ha almeno 30 o 40. Figli che il suo amore per le donne ha voluto generare e di cui le madri - come la natura vorrebbe - si sono occupate da sole.
L'espressione del volto è quella di chi si considera anticonformista e virile al punto giusto, e perciò estremamente affascinante. È triste che non si accorga di quanta mediocrità umana - lui che come critico d'arte dicono sia invece eccellente - si esprima in una tale insensata ricerca dell'eccezionalità e dell'autocelebrazione. Ancor più triste che tutto ciò sia fatto oggetto di un servizio del telegiornale.
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