Femminile plurale globale
C'è questa pubblicità in televisione in cui una mamma prepara degli hamburger surgelati e poi li dà ai suoi figli. La mamma è molto sorridente, addirittura felice quando porge il piatto con gli hamburger ai bambini.
Poi guarda in camera, dice il nome del prodotto e aggiunge: "da mamma a mamma", con occhi quasi commossi.
Da mamma a mamma. E' abbastanza chiaro che l'obiettivo nemmeno troppo velato di questo slogan sia appianare i sensi di colpa provati da ogni madre che, per guadagnare tempo, accomoda cene e pranzi con prodotti surgelati e non propriamente genuini. Il consiglio di un'altra mamma è una sorta di autorizzazione, forse di condivisione della colpa: il senso dello slogan e del meccanismo pubblicitario è dunque presto svelato.
Non più subdolo di tanti altri, ma certamente subdolo.
Le "madri" infatti non sono certo sceme: quel meccanismo lo intuiscono. Tuttavia, ugualmente si sentono in parte sollevate: così il prodotto lo comprano, e lo danno ai bambini.
Ma una parte di loro lo sa, che l'hamburger surgelato non è il massimo della genuinità: così i sensi di colpa restano, e le contraddizioni si alimentano.
E non accade solo alle mamme ma a tutti noi, che intuiamo che i messaggi pubblicitari ci stanno in parte fregando: quando ci mettiamo la crema che dovrebbe sconfiggere la cellulite in 5 giorni ma che sospettiamo che non serva a niente; o mangiamo la merendina "light" ma intuiamo che una mela sarebbe molto più light.
Le pubblicità insomma un pò ci fregano, ma forse un pò ci freghiamo anche da soli.
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