Femminile plurale globale
Repubblica.it ha riportato ieri un brano del nuovo libro Sillabario dei tempi tristi, di Ilvo Diamanti. Il brano potrebbe chiamarsi "l'elogio del saluto": l'autore teorizza l'importanza di dire buongiorno alle persone che incontriamo per strada, abitudine che sempre di più va perdendosi. Ovviamente, il saluto è preso come pretesto per evidenziare un cambiamento che riguarda le relazioni interpersonali, nell'epoca in cui la comunicazione ipertecnologica prevarrebbe su quella faccia a faccia.
Anche se io stessa su messainscena ho detto la mia su come certi aspetti possano essere aberranti, vorrei qui fare una difesa della comunicazione "tecnologica".
Se le persone "vicine" non si dicono più buongiorno quando si incontrano per strada, non è perché non riconoscano più il valore dell'altro, ma solo perché la categoria della vicinanza fisica ha perso rilevanza nella formazione del gruppo di appartenenza. L'appartenenza ad un "gruppo" un tempo era determinata dalla vicinanza: gli amici erano i vicini di casa, gli abitanti del quartiere.
Questo era, in un certo senso, un limite: tutti coloro al di là del vicinato non erano infatti accessibili alla nostra conoscenza. Adesso, sempre di più, il nostro "gruppo" di appartenenza è formato invece da chi condivide i nostri interessi, o in ogni caso da chi scegliamo di mantenere "vicino", anche se vive a chilometri di distanza. Non siamo dunque costretti a coltivare rapporti con chi per caso è capitato a vivere intorno a noi, se non lo desideriamo, perché le nostre possibilità di socializzazione sono aumentate.
Ne può derivare che quando incontriamo per strada l'inquilino del piano di sotto, magari nemmeno lo vediamo perché, come dice Damiani, siamo impegnati al cellulare con quella persona fisicamente lontana ma che desideriamo tenerci vicina, o perché ci siamo isolati con il nostro i-pod pensando all'appuntamento di questa sera con i nostri amici, che abbiamo organizzato poco fa tramite facebook. La comunicazione mediata dalla tecnologia non elimina la comunicazione face to face, ma aiuta a far sì che ognuno scelga chi avere nella propria vita.
Detto questo, è vero che spesso abbiamo la testa tra le nuvole, che siamo "collegati" altrove anche quando non siamo collegati in rete, che siamo talmente abituati ad essere altrove che ci dimentichiamo del luogo e del tempo esatti in cui stiamo realmente esistendo.
Forse, la capacità di mediare tra la nostra natura umana e le nostre estensioni tecnologiche è la vera sfida del futuro. Perché è vero che tutte questa possibilità ci aiutano ad essere più completi. Ma forse vincere la sfida ci aiuterebbe, se non altro, ad essere un pò più felici.
(L'immagine è presa da Flickr)
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