Femminile plurale globale
La parola illusione fa già pensare a qualcosa di terribile, alla più spaventosa delle umiliazioni. "Sei un povero illuso", "ti stai solo illudendo": la società non fa che metterci in guardia da questo demone. Bisogna avere i piedi per terra, non correre troppo con l'immaginazione, restare ancorati alla realtà.
Ma l'illusione è davvero qualcosa di così terribile?
Lo spunto mi viene da una frase che Paola Cortellesi, protagonista del film di Massimiliano Bruno "Nessuno mi può giudicare" (che continua a mietere successi: è appena stato decretato vincitore dei Nastri d'Argento 2011) ha detto in un'intervistata a Repubblica.it , in occasione del festival internazionale di cinema di Aruba.
L'attrice riflette sul significato della ricerca del successo facile:
"Ho l'impressione che l'idea di ricavare utile dal corpo di una donna sia come il passaggio segreto del Monopoli, quello che ti fa saltare caselle e ti riempie di soldi, ti fa arrivare chissà dove. Non ha senso cercare la fama, o la vita facile, sarebbe splendido invece poter creare l'aspettativa in un adolescente, o anche l'illusione, che in fondo è uno stimolo immenso, che la sua vita, qualunque cosa scelga di fare, possa essere straordinaria".
Il tema tanto dibattuto della ricerca del successo facile, così come anche l'argomento delle relazioni effimere (di cui parlavo ieri in un post su messainscena), sono in effetti tutti aspetti che hanno a che fare con la morte dell'illusione.
O meglio, con il suicidio dell'illusione: perché è qualcosa che facciamo consapevolmente, che ci auto-imponiamo.
Illusione vuol dire in un certo senso credere in qualcosa di bello e ancora lontano, indipendentemente dalla concreta possibilità che ciò effettivamente si realizzi. Può essere sì qualcosa di pericoloso, se ci si convince che quella che è solo una possibilità sia invece una certezza, ma può essere anche qualcosa di utile, se ci dà la forza e la speranza di navigare verso una meta che ancora realisticamente non possiamo prevedere di raggiungere.
Se manca questo appiglio dell'immaginazione, non è possibile intraprendere un percorso di cui ancora non si vede la fine. Non è forse questa una trappola della nostra modernità? Non è forse il venir meno della capacità - e anche del permesso - di illudersi ciò che spesso ci fa restare attaccati solo alle cose che danno un risultato immediato e sicuro?
Agire spinti dall'orientamento al risultato è senz'altro un pregio, non un difetto. Tuttavia la capacità di lasciarsi andare perdendo di vista, almeno qualche volta, l'immediatezza dell'obiettivo è vitale.
È vitale perché diversamente non potremmo mai concepire obiettivi più lontani, e nemmeno immaginare un futuro diverso.
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alle 12:07
federico
In spagnolo la parola "ilusion" rende infatti un significato diverso: è legata all'emozione di fare qualcosa/vedere qualcuno... nel nostro vocabolario invece si è persa questa accezione positiva e rimane solo il significato amaro di qualcosa di cui ci sentiamo ridicoli...