Femminile plurale globale

Che gli estremi portino altri estremi ormai lo avevamo capito.
Succede così che un Paese in cui la moderazione - delle posizioni, delle dichiarazioni, delle critiche e delle auto-difese - se ne è andata a farsi friggere insieme al buon senso, si ritrovi invischiato nel vortice degli estremi opposti: uno chiama l'altro, e alle sfumature intermedie, in cui con buona probabilità è finito quel perduto buon senso (fritto), possiamo dirgli addio.
Il manifesto incriminato è la pubblicità estiva della Festa dell'Unità a Roma, il festival culturale e ricreativo organizzato dal PD. Lo slogan è "Cambia il vento" e l'immagine ha due versioni: quella maschile, con uomo che si tiene la cravatta sollevata dal vento; e quella femminile, che raffigura una ragazza che tiene pudicamente giù la gonna svolazzante.
L'immagine è quella qui sopra: di erotico, sguaiato o offensivo non ha niente, e la definizione "immagine strumentale del corpo femminile" pronunciata dal comitato "Se non ora quando" è una critica che parla da sola.
Gli estremi chiamano altri estremi. E così un Paese assuefatto ad una certa cultura televisiva sgambettante, scombussolato da scandali sessuali che hanno assunto la forma della telenovela, e soprattutto amante delle polemiche e di tutti gli eccessi continua, con il ping-pong degli estremi opposti, a rimandare la costruzione di un modo di pensare che contempli una sensata via di mezzo.
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