Femminile plurale globale
Brunetta che gira i tacchi e se ne va davanti alla precaria, e che poi spiega di averlo fatto perchè si trattava di un "agguato", ricorda qualcun altro che è solito sottrarsi ai confronti in nome di simili teorie.
Adesso, dopo l'accaduto, fioccano gli articoli su quel "siete l'Italia peggiore": eppure, questo non è il problema principale.
Il fatto che continuiamo a concentrarci su questo aspetto - quanto sono gravi le offese di Brunetta? come ha potuto dire una cosa simile? - dimostra che ci siamo già abituati alla comunicazione come qualcosa a cui ci si può eventualmente sottrarre con facilità.
E invece nulla contano, nella gravità del fatto che il Ministro gira i tacchi e se ne va, le parole irrispettose che vengono dopo, nè quello che esattamente volessero dire: se pure Brunetta non avesse fiatato, quel gesto sarebbe comunque di una gravità assoluta.
Nel video di risposta che Brunetta ha girato dopo (potete vederelo QUI), il Ministro ricostruendo i fatti dice di aver spiegato alla donna che l'argomento era troppo lungo per essere trattato in quella sede, mentre lui doveva proprio andare. Sappiamo invece bene tutti che non è andata così. Rivediamo il video dell'accaduto:
Ma a questo aspetto non sembra che diamo molto peso: molto di più ci interessa capire l'esatto significato di quegli insulti.
E così ci dimentichiamo di accorgerci che, ancora prima, la comunicazione è stata negata, e che è questo il fatto più grave.
Ce ne dimentichiamo perché è qualcosa che succede troppo spesso, e perchè siamo tutti in piena crisi di comunicazione: ce n'è troppa e allo stesso tempo troppo poca, e ancora non sappiamo bene come filtrarla, a quale possiamo scegliere di sottrarci e a quale invece no.
Forse anche il Ministro si trova in piena crisi comunicativa, e allora ricordiamoglielo noi: caro Ministro Brunetta, se pure è la "casta romana dei privilegiati" - come ha dichiarato al Corriere della Sera - a starle antipatica, quei privilegiati avrebbe in ogni caso dovuto starli a sentire.
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