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Sarah Kane e i confini dell'arte

Domenica 8 Maggio 2011, 10:00 in arte di


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Il legame che a volte unisce disperazione e genialità è affascinante ed inquietante allo stesso tempo: Sarah Kane, scrittrice e drammaturga britannica, è un esempio di talento disperato. Morì suicida a 28 anni.

La sua prima opera, Dannati, contiene scene di stupri e cannibalismo e generò reazioni contrastanti nella critica, che cambiò definitivamente idea in seguito, con l'opera Febbre, diffusa inizialmente sotto pseudonimo per non influenzare il pubblico.

L'ultima opera è 4:48 Psychosis, scritta poco prima di suicidarsi, in scena in questi giorni al Teatro In Scatola di Roma per la regia di Valentina Calvani. È il discorso di una mente che non ha più barriere per proteggersi: "È il desiderio di un amore incondizionato da dare e ricevere e il rifiuto da parte di una società sorda in cui non c'è spazio per emozioni così estreme, forti, devastanti. Una società che si ostina a "voler curare", quando "prendersi cura" farebbe la differenza" (note di regia).

Una mente che abbatte barriere che forse non sono fatte per essere valicate, al di là delle quali trova l'occasione di esprimersi artisticamente, insieme alla perdita definitiva dell'attaccamento della vita.

L'immagine è presa da Flickr

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