Femminile plurale globale
La formula di Striscia la Notizia, in effetti, le ha azzeccate tutte: le ragazzine sculettanti ci sono (non solo ci sono: le veline sono Le Ragazzine Sculettanti per antonomasia, un simbolo), con tutto il seguito di spettatori inebetiti che ne consegue.
Ma c'è anche l'assaltismo, che sarebbe il taglio giornalistico d'inchiesta che fa moda: uno strumento per qualificarsi come trasmissione anti. La portata ribelle e contestatrice che ne deriva è l'altro punto forte di Striscia, che così può contare tranquillamente anche su tutta quella fascia di pubblico che, per poter guardare una trasmissione tendente al becero, ha bisogno di giustificarsi con la sensazione di beneficiare di un qualche valore aggiunto: in questo caso dell'approccio d'inchiesta appunto, che porta alla luce ciò che non sembra, e ci aiuta a non farci fregare.
Tutto perfetto, tant'è che Striscia in questo modo racimola uno degli share più alti della nostra Tv. E però: tra la prima componente (ragazzine sculettanti) e la seconda (l'assaltismo) c'è una contraddizione in termini. Non si può essere anti se di fatto, nei codici e nei linguaggi che sono comunque il primo messaggio di una trasmissione, ci si spaparanza beatamente su un luogo comune esistente, e si alimenta una mentalità non edificante per il livello culturale del Paese: mi riferisco ovviamente all'immagine pervasiva delle veline non-parlanti e roteanti intorno ai volti dei presentatori, ma anche al tono urlato, all'alienante Gabibbo, alla strizzata d'occhio continua al voyerismo da calendario.
Prima o poi questa contraddizione in termini doveva venire fuori: anche se ci voleva uno sguardo forestiero perché noi, con gli occhi immersi dentro ai nostri codici e con le facoltà intellettive anestetizzate da tutto questo sgambettare e risistemare con l'etichetta dell'inchiesta, non potevamo accorgercene.
Ci ha aiutato la giornalista del Newsweek con il famoso articolo sulla cultura della donna inutile imperante in Italia. Ma Striscia non ci sta (come spiega Teledicoio), e dopo aver querelato la giornalista adesso sguinzaglia ex veline per convertire chi in Italia fa notare il vero senso di quei personaggi da bancone.
Occhio però, Ricci & Company, che l'assaltismo non vale se viene usato a proprio vantaggio. Le Iene, in questo, insegnano sempre.
cara valeria, ho letto il tuo breve articolo. prima cosa ti segnalo che ci sono troppi grassetti. il grassetto va usato con parsimonia. le veline sono sempre esistite, e sempre esisteranno. negli anni 60 le soubrette del varieta' imperavano. i festini in via veneto erano all'ordine della notte. scandali sessuali sulle prime pagine dei giornali. ma tutti stavano bene. noi donne abbiamomportato avanti la nistra rivoluzione. e oggi eccoci qui, a parlare di qualcosa che sembra dovuto a una degenerazione dei tempi. ma no, non fatevi ingannare, e' tutto com'era prima. newseek dovrebbe davvero guardarsi in casa. ma cosa c'e' di strano a voler fare la ballerina o velina? tutti i mestieri sono dignitosi. cosa c'e' di strano a voler inseguire la celebrita'. valeria , tu stessa la stai inseguendo, scrivendo questi articoli.
vivete e lasciate viviere. nessuno si puo' arrogare il diritto di giudicare quello che e' edificante o meno. e perche' pensi che gli spettatori di strscia siano inebetiti? e sempre facile criticare. ma tu che programma vorresti? forse il programma che vuoi tu, annoierebbe anche te
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alle 14:51
Valeria Sirabella
Cara Maria Anna, intanto ti ringrazio per la "segnalazione" sui grassetti, anche se mi peremetterai di chiederti, troppi rispetto a cosa? Per il resto, tu parli di ricerca della celebrità da parte delle veline, argomento senz'altro interessante, che non ha però a che fare con il mio articolo, che come puoi notare parla della qualità di una trasmissione televisiva.
La trasmissione che farei io annoierebbe anche me? Come puoi vedere, nel post cito Le Iene, che per me è un "capolavoro positivo" e alternativo a Striscia: trasmissione che non annoia affatto nè me nè il cospicuo pubblico che lo segue. Come vedi le alternative che mettono insieme pubblico e qualità ci sono.