Femminile plurale globale
Qualche giorno fa, su Messa in scena, scrivevo della paura collettiva di essere fregati: quella che porta a vedere complotti e verità nascoste dietro ad ogni evento di rilevanza di massa (paura a volte accecante, come nel banale caso del successo della foto, evidentemente finta, di William e Kate come Cenerentola).
L'argomento continuava a ronzarmi in testa. La psicologia del complottismo, infatti, mi pare non si esaurisca in fenomeni di tipo collettivo: mi pare che abbia invece un riscontro molto preciso anche in un atteggiamento individuale: la paura dell'altro, con la conseguente chiusura in se stessi e la deriva del cinismo.
È così in tutti i tipi di rapporti interpersonali, e lo è incredibilmente in campo sentimentale: "l'altro" o "l'altra" è sicuramente uno stronzo (o stronza) e allora io lo frego per primo: non mi lascio andare, non mi innamoro, non gli rispondo ai messaggi. Lo uso e basta insomma, lo frego io prima che mi freghi lui (o lei).
"L'altro" è una fonte di pericolo, per cui ci si difende da subito, si parte già corazzati, non si mette in gioco niente di importante di sé perché sarebbe troppo rischioso.
Trattasi, immagino, di naturale meccanismo psicologico di difesa: la paura di essere feriti sia fisicamente che emotivamente porta a difendersi, è così fin dalla preistoria. E però, questo meccanismo mi pare sia diventato predominante, l'atteggiamento di partenza. Perché tutta questa paura? Chi lo sa?
(Oddio, mi sa che sto parlando dello strategismo sentimentale.)
L'immagine è presa da Flickr
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