Femminile plurale globale
Perlustravo il web per informarmi su Tina Brown quando mi sono imbattuta nella notizia del "Women in the World 2011", il summit delle "donne che contano" organizzato dalla stessa Brown a New York il mese scorso: tra le tante, c'era la nostra Emma Bonino.
Sembra un mondo tristemente lontano quello degli USA, in cui l'affermazione di donne brillanti che fanno il futuro (in questo caso si parla del mondo dell'editoria) è un fenomeno del tutto naturale. Eppure, nel dibattito Women and Media 3.0, la Brown ha sottolineato come troppo spesso sarebbero ancora gli uomini a comandare: la colpa lei la attribuisce ad una timidezza eccessiva da parte delle donne.
L'intento di questa riunione del mondo femminile che conta è stato dunque osservare lo stato delle cose e farsi autoanalisi con approccio critico: un'altra lezione di flessibilità mentale e orientamento agli obiettivi che arriva degli USA, e che in Italia si farebbe bene ad ascoltare se si vuole smuovere il dibattito nostrano sulla "questione femminile", irrigidito sull'argomento dei diritti negati e degli ostacoli esterni da rimuovere, vincolato al principio aprioristico della protesta e abbastanza indirizzato verso la sterilità come i tanti dibattiti immobili che siamo bravissimi a creare.
Flessibilità e apertura che sembra essere stata fatta propria dalla Bonino: protagonista del dibattito Italian Women Fight Back, dedicato alla condizione delle donne italiane, ha spiegato come la responsabilità della cultura maschilista imperante non è certo attribuibile per intero alla persona di Berlusconi e alle sue televisioni (che semmai, aggiungo io, sono sintomi e casse di risonanza) ma ad un insieme di condizioni tra cui l'influenza della cultura cattolica che prevede una donna lontana da ruoli di responsabilità all'interno della società.
La conclusione, in perfetta linea con l'approccio globale del summit, è che in questo senso non è solo Berlusconi Il Problema, e che spetta alle donne appropriarsi di un ruolo più attivo nella società. Sempre utile mischiare le idee nostrane con quelle degli altri al di là dei confini nazionali, e sarebbe ancor più utile che il mix prodotto non restasse confinato laggiù. Sembra invece che, se il punto di vista non è tutto italiano, le notizie qui non le vogliamo, e così i dibattiti sono sempre più sterili e autoreferenziali. Tant'è che di questo summit, mi pare, se ne è parlato davvero poco.
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