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A Centocinquanta Vespa intervista una pentita della mafia

Giovedì 7 Aprile 2011, 12:00 in violenze italia di

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Dicono che sia un flop Centocinquanta, la trasmissione di Raiuno dedicata all'Unità d'Italia. Forse è per questo che ieri sera hanno voluto fare qualcosa di più, oltre ai soliti balletti.

Ospite di Bruno Vespa, di spalle, con la testa avvolta in uno scialle scuro e la voce modificata, c'era una pentita della mafia.

Vespa è l'unico a guardarla negli occhi, a noi resta solo l'immagine un po' inquietante di quel fagotto scuro e il suono metallico delle parole che pronuncia. Quando era una ragazza di venticinque anni lei diventò un capo, dice Vespa. Lei spiega che quando ci nasci, dentro alla mafia, non ti fai domande: quella per te è la realtà, e se diventi un capo lo fai perché lo devi ai tuoi fratelli che stanno in carcere.

È impressionante la lucidità di quelle parole avvolte dall'eco del distorsore, la lucidità di chi stava dentro qualcosa e adesso ne è fuori: di chi è riuscito a ribaltare il punto di vista in cui era immerso.

Racconta che quando iniziò a collaborare, le altre carcerate le urlvano: "ma non ti fai schifo quando ti guardi allo specchio?". E lei racconta che allora si guardava allo specchio e che no, non si faceva schifo.

La mafia finirà?, le chiede Vespa. La domanda delle domande, in effetti, e spiazzante perchè proprio evitare la semplicità delle questioni, a volte, è l'unico vero ostacolo. Lei risponde di esserselo domandato molte volte. E di essersi risposta che: dipende da noi.

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