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Riforma sanitaria USA: quello che va e quello che non va per le donne americane

Laura Cogo avatar Venerdì 4 Dicembre 2009, 16:02 in 194 di Laura Cogo

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Ieri il Senato americano ha approvato con 61 voti contrari e 39 contro l'emendamento Mikulski (dal nome della Senatrice Barbara Mikulski) al disegno di riforma sanitaria di Obama. L'emendamento in questione ha una notevole importanza per le donne, perchè obbliga le compagnie assicurative a coprire le spese di medicina preventiva che risultano più essenziali per la salute femminile. Da ora tutte le donne a basso reddito statunitensi potranno avere il "lusso" di fare mammografie, visite ginecologiche, test sulle malattie sessualmente trasmesse. E forse, se successivamente l'autorità governativa a cui è stato delegato il compito lo deciderà, potranno anche avere accesso coperto alla contraccezione. Già su questo si era spesa Michelle Obama, ne avevamo parlato qui.  Molto bene. Eppure i movimenti per i diritti delle donne negli States sono sul piede di guerra.

Il 7 novembre scorso, infatti, giorno dell'approvazione della riforma sanitaria, è passato anche, grazie ad una certa leggerezza da parte di alcuni rappresentanti politici che ora se ne pentono, anche l'emendamento Stupak-Pitts. L'emendamento prevede che lo Stato non possa coprire le spese per le interruzioni di gravidanza. Che questo sia giusto o meno, è opinabile. Ma non è solo questo: tra le righe, le attiviste per i diritti delle donne, hanno scoperto che non solo le donne a basso reddito non potranno vedere coperte le spese per le interruzioni di gravidanza, ma anche le donne che i soldi per l'assicurazione li avrebbero, con i nuovi piani di copertura sanitaria privata, non saranno coperte dalle assicurazioni per questo tipo di spesa medica. Pazzesco!
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