blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Pink box per la sicurezza delle donne al volante? Una completa stupidaggine

Laura Cogo avatar Domenica 4 Ottobre 2009, 11:45 in violenze italia di Laura Cogo
scatolarosa.jpg

Davvero non riesco a capire l'utilità della famosa pink box, la scatoletta della "sicurezza" per donne sole al volante, tanto voluta dalla Ministra Carfagna. E forse non l'ha capito nessuno. Fatto sta che oggi parte la consegna di 1000 pink box anche a Roma (altra città "pilota" come il comune di Milano che deve ancora installarle dopo mesi e mesi...). Ma adesso, piano piano, vi spiego l'origine dei miei dubbi.

 

 

Tutto ciò che stiamo vedendo accadere è frutto di un protocollo di intesa  che il Ministero delle Pari Opportunità ha firmato con l'ANIA, l'Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, la cui missione sarebbe quella di  "svolgere un'efficace attività di prevenzione dai rischi del traffico promuovendo, inoltre, l'educazione ad una corretta circolazione stradale ". Nel protocollo, il Ministero si impegna a promuovere le iniziative dell'ANIA, senza alcun onere. L'Ania si impegna, tra le altre cose, a fornire gratuitamente un certo numero di pink box per alcune città pilota. Poi si vedrà. Ok, dunque per il momento, nessun esborso economico da parte dello stato. Almeno per il momento. 

Ma andiamo a vedere esattamente di cosa si tratta e perchè noi donne dovremmo volere una pink box installata sulla nostra auto.

La pink box non è altro che un dispositivo satellitare, da installare in macchina, che riesce ad avvertire una centrale operativa  in caso di incidente o di pericolo. Tanto quanto un normale cellulare su cui si digiti il numero 113, pare a me, o no?

Inoltre non capisco l'innovazione. Anche io, sulla mia macchina, per clausole dell'assicurazione, ho dovuto installare un dispositivo di sicurezza (gratuito) che in caso di incidente avverte immediatamente un centro di assistenza stradale. E l'ho dovuto installare non in quanto donna, ma in quanto "cliente" della tale assicurazione. Che differenza c'è tra il mio dispositivo e la pink box? Perchè dovrei volere una pink box nella mia macchina quando ho il mio dispositivo per gli incidenti e il mio cellulare per le situazioni di pericolo? Mistero.

La ANIA però per stabilire la "presunta" necessarietà di questi sistemi satellitari ha compiuto uno "studio" sui comportamenti alla guida delle donne. Non quindi su aggressioni etc etc, che di fatti molto di rado avvengono quando la donna si trova all'interno della sua macchina, perchè là è al sicuro. Solo sui comportamenti di guida delle donne.   Lo studio ha per titolo "Donne al volante tra trasformazioni sociali e nuovi modelli" . All'interno possiamo leggere testualmente che: 

1) Le donne  appaiono più disponibili e pronte a rinunciare all’auto se premiate da un servizio di mobilità pubblica più efficiente, caratterizzato da corse più frequenti (34,2%) ed orari più compatibili con le loro esigenze (13,0%). 

2) Gli uomini sognano una macchina potente, veloce, bella, tecnologica; le donne desiderano che la loro auto sia parcheggiabile, maneggevole, economica. 

3) Nel corso dell’ultimo anno hanno ammesso di non aver “mai”  lavato l’auto nel 13,3% dei casi (rispetto al 4,5% degli uomini). La cura dell’auto viene, verosimilmente, ancora percepita come “un compito da maschi”.

4) Secondo i recenti dati dell’Istat il numero dei conducenti vittime di incidenti mortali vede una netta prevalenza maschile, 3.345 uomini contro 403 donne. Il dato si allinea nel caso di vittime tra i trasportati, segno che in prevalenza le donne sono passeggere nei veicoli ed a guidare è prevalentemente l’uomo.
Probabilmente un cambio di tendenza, con più donne alla guida potrebbe portare ad una riduzione del numero delle vittime sulle strade.

5) Un ulteriore conferma di uno stile di guida più corretto e sicuro del genere femminile (Fonte: Centro studi e ricerche ACI, 2006) è il fatto che a fronte del 57% di patenti attive intestate a uomini e del 43% intestate a donne, i conducenti di autovetture coinvolti in incidente stradale in ambito urbano risultano per il 70% uomini e per il 30% donne.

6) Altro dato che evidenzia la minore trasgressione sulla strada delle donne è quello del Ministero dei Trasporti che evidenzia come oltre l’80% dei punti della patente è stato perso da maschi che, peraltro, sono solo poco più della metà del numero complessivo di titolari di patente. 

7) Molto alta la differenza uomo/donna sui limiti di velocità: gli uomini che spesso non li rispettano sono il 41,8%, le donne solo il 30,4%.

8) In compenso le donne sono più trasgressive nell'uso delle cinture (14,3% contro il 12,6% degli uomini) e del telefono cellulare senza viva voce ( 14,3% contro 12,2% degli uomini). Il divieto di sosta in città, spesso in doppia fila o sul marciapiede, è l’infrazione maggiormente commessa, con una percentuale complessiva del 52,8%.

9) I dati delle compagnie di assicurazione evidenziano come: le donne, che costituiscono poco più del 33% dell'universo assicurato per la Rcauto, hanno una minore sinistrosità. La loro “frequenza sinistri” è, infatti, dell'8%, rispetto al 9% degli uomini (Fonte ANIA). Provocano inoltre, mediamente, incidenti meno gravi.

La Ania, a conclusione dello studio, non può quindi che stabilire che le donne sono meno sregolate e più prudenti alla guida rispetto agli uomini.Quindi fanno meno incidenti.  Quindi, non esiste un problema sicurezza per le donne al volante. Semmai è vero il contrario. Esiste un problema sicurezza per gli uomini!

E Quindi? Boh. Ma le pink box servono. Infatti a conclusione dello studio, che porterebbe qualsiasi persona ragionevole alle mie stesse conclusioni esposte due righe fa, la Ania sostiene vi sia un problema sicurezza specifico per le donne al volante, poichè "sebbene la donna più degli uomini ha dei punti forti alla guida,  rimane un soggetto debole. Quindi la donna va sensibilizzata per l’educazione stradale ma va anche protetta in quanto soggetto debole " . Lasciamo veramente perdere. Ma chi li ha pagati per scrivere ste scemenze? 

Ma...ma se il motivo "sicurezza stradale" non esiste, allora forse le pink box sono utili a prevenire atti di aggressione contro le donne?  Non era questo il motivo per cui il Ministero delle Pari Opportunità si era affrettato a stipulare questa sorta di convenzione di fornitura con la ANIA?  Beh, si, è ....ovvio no? Ovvio un bel niente, ovviamente. Il fatto che queste macchinette riescano davvero ad essere un aiuto per le donne è del tutto da dimostrare, non esistono studi, non esiste sperimentazione, non esiste proprio niente. A me tutta questa storia sembra come uno che dica: "a+b=c" e quindi il risultato è "y". Un completo nonsense. Insomma, si vogliono vendere queste scatolette e si cercano tutti i modi per farlo.

Alle donne non servono le scatolette della sicurezza, almeno non più di quanto possano servire agli uomini! Servono mezzi di trasporto pubblici più sicuri e più frequenti. Alle donne non serve una centrale operativa che risponde dopo che ti hanno aggredito. Serve più prevenzione, più certezza della pena. Serve che se chiami il 113 arrivino subito. Servono più soldi ai centri anti-violenza. Insomma la campagna per la sicurezza stradale fatela ai maschietti! Là si che ce n'è bisogno.  E non dite più che le pink box aiuteranno le donne a sentirsi più sicure. Abbiamo bisogno di ben altre risposte. 

2
2 commenti
2
06 Dic 2010
alle 12:24

Giggi

...serve solo a rubarci altri soldi con la scusa della sicurezza ,poi fanno a mezzi!!

1
31 Gen 2010
alle 12:35

cosimo tomaselli

il problema è che le assicurazioni hanno anche i dati reali sulla sinistrosità: se rapporti il numero di incidenti con il numero di chilometri percorsi alla guida, le donne sono MOLTO MOLTO più pericolose degli uomini

la scatola rosa serve soprattutto alle donne perchè alla guida sono dei pericoli reali e costanti

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere