Femminile plurale globale
Sono rimasta stupita dalla eco mediatica che ha avuto il G8 delle donne contro la violenza organizzato dal governo italiano a Roma la scorsa settimana. E' stata addiruttura la seconda notizia con cui apriva il TG1 della sera. Ma "Perché fra gli interventi programmati per quanto riguarda l’Italia non figura nessuna donna della Rete dei Centri antiviolenza o dell’Udi" si chiede Giovanna Romualdi in un articolo comparso su il Paese delle Donne. "Pesava come un macigno l’assenza di voci italiane capaci di pronunciarsi sullo stato delle donne in Italia", conferma Barbara Spinelli su l'Altro. Quella dell'UDI (Unione donne in Italia), che sta portando avanti la Staffetta Nazionale delle donne contro la Violenza, è di fatti una assenza che pesa. L'Udi in un comunicato denunciava il suo mancato riconoscimento: "il governo Italiano si impegna a discutere di violenza sulle donne nella dimensione G8: questo avviene tra le proteste dei centri antiviolenza, dell’UDI e le molte escluse dalla conferenza, cioè di coloro che si sforzano di contrastare la retorica del diritto pronunciato e disatteso."
Femminismo a Sud, che descrive l'evento come una "assemblea di donne occidentali civilizzate che si occupavano di culture del terzomondo", fa ironicamente notare il contenuto del nono capoverso della dichiarazione finale del G8 delle donne, presieduto da Mara Carfagna:
"Rivolgiamo un appello ai mezzi di comunicazione e d'informazione affinchè svolgano pienamente il loro ruolo centrale nel promuovere l'abbandono di stereotipi sociali degradanti e l'immagine della donna come protagonista ed artefice del progresso della comunità."
Barbara Spinelli invece sostiene "Mara ha stupito tutti, nominando addirittura il patriarcato ed andando ben oltre quelli che sono gli indirizzi Onu, con un approccio a tratti marcatamente femminista. Ad ascoltarla dal vivo, con quel suo tailleur dal girocollo mozzato, gli occhioni grandi grandi, fissi, e il fard marrone sul viso pallido che le disegnava quel triangolo alieno sul volto, con la sua vocina atona, c’era da rimanerci fulminati: “La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani grave e diffusa, che tocca la vita di innumerevoli donne e che è un ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, allo sviluppo e alla pace in tutti i continenti. Non è un tema politico, non è una battaglia che si può combattere solo con le leggi, con la polizia, con le alleanze politiche. E’ piuttosto una voragine scura inflitta nei secoli, un taglio nell’anima dell’uomo stesso (…). Non c’è Paese, non c’è universo sociale che possa dirsi alieno dalla sciagura della violenza sulle donne (…). Noi non siamo qui per lamentare la condizione femminile (…). Noi vogliamo portare alla luce e lottare, usando contro il problema globale un’arma globale (…)." Ma con il dispiegarsi dell'assemblea e degli interventi la giornalista ritrova confermati i suoi dubbi: "Consegnati i discorsi introduttivi alla stampa, dunque proiettata urbi et orbi la figura di bianco agghindata della Mara paladina dei diritti umani, i lavori della Conferenza hanno rivelato la schizofrenia della messinscena mediatica, mostrando i contenuti reali delle politiche di pari opportunità veicolate dal governo italiano: approccio colonialista e di stampo repressivo per quanto concerne i dritti delle donne migranti, assenza di una visione d’insieme dello stato di autodeterminazione delle donne italiane, incapacità di cogliere gli obiettivi prioritari nelle politiche nazionali, negazione del ruolo sociale dei centri antiviolenza e dell’associazionismo femminista nella lotta quotidiana alla violenza di genere."
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