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Iran: perchè le donne stanno combattendo sulle strade contro Ahmadinejad

Laura Cogo avatar Lunedì 22 Giugno 2009, 11:10 in Internazionale di Laura Cogo
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La repressione del movimento di opposizione in Iran riguarda anche la repressione del movimento femminista iraniano. Un movimento che nei recenti anni ha conosciuto una enorme fioritura. Contrariamente a quanto riportato dai media, focalizzati solo sulla figura di Zahra Rahnavard , la moglie del candidato riformista Mousavi, l'attivismo politico femminista non è una scoperta dell'ultim'ora in questro paese dalla storia millenaria. Le donne iraniane iniziarono a muovere i primi passi sulla scena pubblica sin dai primi del '900, partecipando alla rivoluzione costituzionale del 1906. Nel 1979 furono le donne a costituire il supporto chiave alla rivoluzione islamica. Durante gli anni che seguirono, le donne si impegnarono in una battaglia più o meno silenziosa per cambiare "da dentro" le leggi che più le discriminavano: il movimento femminista si ritirò a favore di un impegno civile "normalizzato".

Ma l'era di Ahmadinejad ha rappresentato un enorme balzo indietro per lo status e il ruolo della donna in Iran. Ecco il motivo per cui il movimento femminista già da qualche anno, corroborato da giovani e nuove leve, è risorto. E' per questo che è difficile considerare le elezioni scorse come un possibile "punto di svolta" per le donne iraniane (con Mousavi che prometteva, se eletto, di concedere più diritti sociali e civili alle donne). Più che altro, è importante notare come le donne siano state il "punto di svolta" per queste elezioni e per le conseguenze che queste elezioni hanno determinato. Le donne in Iran hanno scelto Mousavi non certo perchè fosse noto come un campione dei diritti femminili (Mousavi era già stato ministro tra il 1981 e il 1989). Le donne hanno scelto Mousavi e lo hanno sostenuto così fortemente per tutto ciò che Ahmadinejad ha fatto in questi anni di governo contro i loro diritti e le libertà che pensavano acquisite.


 

Il governo di Ahmadinejad ha speso inifinite quantità di soldi in una campagna "progresso" per dire alle donne che il posto giusto per loro era la casa. Le Università sono state costrette a porre un tetto al numero di donne ammesse. Nel 2005 infine il regime lanciava la sua campagna per la "cultura della modestia": primo obiettivo, imporre a tutte le donne di indossare il velo nei luoghi pubblici. Il Centro per la Partecipazione Femminile, fondato durante la presidenza del moderato Mohammad Khatami, è stato sostituito dal Centro per la Donna e la Famiglia, il cui obiettivo esclusivo è appunto promuovere la "modestia".

Ma non basta: l'estate scorsa Ahmadinejad e i suoi fedelissimi avevano tentato di far passare la "legge di protezione della famiglia" che in qualche modo avvallava la poligamia e riduceva l'importo del mehriyeh, la tradizionale forma di "pagamento" che il marito dà alla moglie al momento del matrimonio (un contributo di denaro fondamentale per molte donne).
In un paese in cui il 42% delle donne attive rimangono disoccupate, Ahmadinejad si è spinto fino a citare la poligamia come una buona soluzione per la disoccupazione femminile. Ci ricorda improvvisamente molto da vicino un altro consiglio che arrivava l'anno scorso da parte di chi noi ben sappiamo....
Tutto ciò ha spinto le donne iraniane a riscuotersi dal torpore in cui sembravano essere sprofondate. Un gruppo di femministe di prim'ordine, comprese la vincitrice del Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, la poetessa Simin Behbahani, e la regista Rakhshan Bani E'temad, sono intervenute pubblicamente contro questa proposta di legge. E, per fortuna, hanno ottenuto quella attenzione mediatica internazionale che ha spinto il governo a fare marcia indietro. Non solo: anche le "donne del regime", le sostenitrici di Ahmadinejad (quelle che girano per strada ad invitare le ragazze a indossare l' hijab) si sono sentite tradite dal loro "uomo". In particolare, un'altra riforma era stata oggetto di una contestazione generalizzata da parte del mondo femminile: il consenso al sigheh, il matrimonio temporaneo che avrebbe permesso agli uomini di contrarre un matrimonio temporaneo (e per temporaneo intendiamo della durata di una notte) per poter fare sesso con le prostitute senza conseguenze "morali" e penali.
 
Il movimento femminista inizia ad attivarsi quindi già qualche anno fa. L'impegno di queste donne per i loro diritti e le loro povertà si è poi tradotto nell'impegno a sostenere Mousavi contro Ahmadinejad. Le donne in questo momento stanno combattendo in prima linea, a fianco degli uomini, sulle strade di Teheran. E la polizia paramilitare non sta risparmiando colpi a nessuno: una studentessa di 16 anni, colpita da un proiettile al cuore, è morta l'altro giorno. Questo rende la protesta iraniana un caso singolare nel contesto mediorientale, dove solo raramente si vedono le donne partecipare in prima linea alle proteste di piazza. Ma le donne iraniane non sono nuove alla repressione: nel giugno del 2006 la polizia attaccò una dimostrazione per i diritti delle donne a Teheran. A seguito di questa violenza nei confronti di una manifestazione pacifica, le attiviste del movimento femminista lanciarono la "One Million Signature Campaign" (di cui avevamo parlato qui): un milione di firme da raccogliere per chiedere finalmente l'uguaglianza tra uomini e donne di fronte alla legge. Le femministe si sono attivate in tutto il paese e migliaia di donne che non avevano mai partecipato prima sulla scena pubblica sono scese in campo. Sono stati diffusi, migliaia e migliaia di volantini in cui venivano spiegati quanti e quali fossero i modi in cui il codice legale iraniano discrimina le donne: dal diritto di famiglia, alla proibizione per le donne di aspirare alla carica di presidente.
 
Le leader di questo movimento sono state pesantemente colpite dal regime: decine di loro sono state arrestate. Il sito con cui comunicavano con il resto del mondo è stato oscurato. Ai giornali nazionali è arrivata la minaccia di chiusura se mai avessero pubblicato notizie sulla loro campagna.
Se Ahmadinejad rimarrà al potere, come sembra, queste donne avranno ancora di più bisogno di noi, della nostra attenzione, della nostra solidarietà.
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3 commenti
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28 Ago 2010
alle 11:27

luca

Iran: Ahmadinejad, abbiamo rotto tabu' su presenza donne al governoTeheran, 27 ago. - (Adnkronos/Aki) - Il governo iraniano considera "basilare" il ruolo della donna nella societa' della Repubblica Islamica e ha contribuito alla possibilita' che ricopra "incarichi di rilievo" nella vita politica del Paese. Ahmadinejad ha quindi ricordato come nelle societa' occidentali le donne siano vittime di ingiustizie e abusi.

W l'Iran libero e sovrano.

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23 Apr 2010
alle 14:36

laayla

Klevis, non credo sia importante se chi viene oppresso sia uomo o donna e se l'articolo parla sopratutto delle donne, perché purtroppo in Iran esse sono sì oppresse come molti giovani, ma anche dimenticate come in moltissime zone rurali, e in particolar modo sono oppresse non perché hanno un'altra linea politica, religiosa, ideologica ma perché sono donne.

1
16 Ago 2009
alle 00:07

KLEVIS

vi ricordo signora che la ragazza aveva 26 anni, in piu sonno morti anche 140 ragazzi però questo per voi è un detaglio insignicante. La vita di una sola ragazza vale piu di tante vite maschili. Qualcuno di voi giornalisti si è preocupato di informarsi sui nomi di quelli ragazzi? Scometto di no.

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