blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Le donne sono uguali o diverse dagli uomini?

Laura Cogo avatar Mercoledì 12 Novembre 2008, 12:18 in femminismi di Laura Cogo
feminism.gif

Continuiamo la nostra discussione attorno ai temi del femminismo.

Molte donne (e molti uomini) ritengono che esistano dei valori peculiari dell'essere donna (una naturale predisposizione verso l'altro, concretezza, sensibilità,dolcezza, desiderio di maternità...etc) che devono essere esaltati, non repressi, rispettati ed accettati per poter arrivare ad un'uguaglianza che rispetti le differenze. Sono i valori che, secondo questo modo di considerare le cose, sarebbero possieduti dalla grande maggioranza delle donne, anche a causa di motivazioni biologiche. Quindi, uguaglianza si, ma nella differenza, che è da preservare, per non perdere la nostra identità di donne.

Secondo il mio punto di vista,

A mio parere,  chi si riconosce in questa visione rischia di:

  • cadere nell'essenzialismo femminista (le donne non solo sono totalmente differenti, ma sono anche meglio degli uomini)
  • non riconoscersi nella visione di genere, ossia concepire la differenza come un dato culturale costruito e non naturale
  • tendere alla conservazione di un dato culturale dell'esistente e non essere aperto ad una cultura nuova
Questo è un dilemma che da sempre è il tallone d'Achille del movimento femminista: esso nasce e si colloca come movimento che costruisce le donne come categoria sociale SIMILE AL SUO INTERNO E QUINDI DIVERSA DALLA CATEGORIA MASCHILE, ma allo stesso tempo lotta perché questa categoria scompaia, perchè le differenze cessino di esistere.
 
Le donne sono quindi uguali o diverse dagli uomini? Se sono uguali, le differenze non dovrebbero essere così rilevanti. Se siamo diverse, non possiamo desiderare l'uguaglianza. Quindi, cosa vogliono i movimenti femministi?

Si è parlato di uguaglianza nella differenza ed è proprio questo ciò a cui dobbiamo guardare per cercare di risolvere questa difficoltà teorica. Ma non nel senso di guardare alle differenze tra uomo e donna, bensì alle differenze interne alle donne stesse.  Noi, come donne, dobbiamo vederci differenti le une dalle altre. Non siamo un gruppo omogeneo, così come non lo sono gli uomini.

C'è del resto più somiglianza tra un uomo e una donna che tra qualsiasi altra coppia di creature del mondo. Tra una palma e una roccia ad esempio. Tra un elefante e un telefono. Siamo più uguali di quanto pensiamo di essere. Secondo voi c'è più differenza:

• tra un uomo italiano bianco, 45 anni, libero professionista, laico, gay convivente del Popolo delle Libertà, di Milano, con la passione per gli abiti firmati


• e una donna bianca, 50 anni, infermiera di Brescia, con 2 figli divorziata, della Lega, con la passione per il giardinaggio


oppure tra il primo e:

• e un uomo somalo, 20 anni, immigrato in italia da pochi mesi, venditore ambulante, musulmano, con la passione per il calcio

 

Difficile dirlo. Le cose si complicano. Chi di loro ha più predisposizione nei confronti dell'altro? Chi di loro è più remissivo? Chi di loro ha più paura di esporre in pubblico le proprie idee? Chi di loro è più sensibile? 
Possiamo ancora essere così sicuri nel rispondere: "ma chiaro, è naturale che sia la donna"?

Non esistono valori peculiari rispetto al genere, esistono situazioni e limitazioni peculiari rispetto al genere. Ad esempio come il fatto che le donne guadagnino come categoria meno degli uomini, che al secondo figlio è probabile che mollano il lavoro, che non sono presenti nelle posizioni apicali. Eccetera. Queste sono le disuguaglianze a cui dobbiamo mirare. Non le altre.

La parola "donna" deve smettere di significare: diversa da ciò che è maschio. Così come la parola uomo deve cessare di significare: diverso da ciò che è femmina. Maschio o femmina devono essere semplicemente 2 possibili declinazioni dell'essere vivente: due sfumature, tra tante altre, non meno ‘identitarie' (etnia, orientamento sessuale, religione, credo politico), che incidono con priorità diversa sulla nostra percezione di noi stessi, secondo  l'importanza che l'indididuo attribuisce ad ognuna di loro, in modo da rendere ognuno di noi quello che è. Ossia: un essere unico.  

Non possiamo ignorare o tralasciare i conflitti o le differenze, esistenti tra noi donne, ma dobbiamo continuare ad articolarli e ad esaminarli ascoltandoci. Diamo voce alle differenze che esistono tra di noi: è l'unico modo per capire quanto noi tutti esseri umani siamo uguali.

Concludo con questa frase della femminista Audre Lorde:

Il dilemma di trovare la CATEGORIA DONNA.

"Stare insieme alle donne non era abbastanza, eravamo diverse. Stare insieme alle donne gay non era abbastanza, eravamo diverse. Star insieme alle donne nere non era abbastanza, eravamo diverse. Stare insieme alle donne lesbiche nere non era abbastanza, eravamo diverse. Ognuna di noi aveva i suoi propri bisogni ed i suoi obiettivi e tante e diverse alleanze. La sopravvivenza avvertiva qualcuna di noi che non potevamo permetterci di definire noi stesse facilmente, nè di chiuderci in una definizione angusta ... C'è voluto un bel po' di tempo prima che ci rendessimo conto che il nostro posto era proprio la casa della differenza piuttosto che la sicurezza di una qualunque particolare differenza".
2
2 commenti
2
14 Nov 2008
alle 11:34

Oriana

Aggiungo questo link di approfondimento, sul Risveglio della dea ossia "Shakti Woman. Feeling our Fire, Healing our World" di Vicki Noble: http://www.universitadelledonne.it/girardini.htm

1
13 Nov 2008
alle 09:55

Oriana

Questo di Vicki Noble potrebbe essere un saggio con una tesi non considerata http://www.ibs.it/code/9788850209989/noble-vicki/risveglio-della-dea.html

Lo sto leggendo quindi non formulerei un'opinione definitiva, ma è documentato da riproduzioni di reperti archeologici che supportano la sua tesi ...

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere