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Censurato manifesto con donna in croce contro la violenza a Milano: "Lede sentimento religioso cittadini"

Laura Cogo avatar Mercoledì 19 Novembre 2008, 00:00 in violenze italia di Laura Cogo

telefonorosa.jpg

Mi pare una barzelletta ma ve la racconto. Succede che l'associazione Telefono donna di Milano decide di lanciare una campagna di sensibilizzazione via manifesti in città sul problema della violenza contro le donne, anche dato l'avvicinarsi del 25 novembre.

Il manifesto ritrae una donna su un letto, seminuda, la posizione che ricorda la crocefissione. Lo slogan ad alto impatto è questo: "Chi paga per i peccati dell'uomo?" 

Ebbene questo manifesto non verrà mai affisso sugli spazi pubblicitari di Milano: l'assessore al Decoro urbano Maurizio Cadeo, infatti, ieri è sceso in campo, spalleggiato dalla Sindaca Moratti: "Farò tutto quanto è in mio potere per evitare l’affissione di questo manifesto, il cui messaggio tira in ballo il simbolo del Cristianesimo e lede il sentimento religioso dei cittadini". E di fatti ha negato l'autorizzazione all'affissione.

Partecipa al sondaggio lanciato sul tema da Il Giorno.

 

A questo punto, mi immaginavo una reazione dall'opposizione...e invece...dal PD,  ecco due dichiarazioni contrastanti. Andrea Fanzago, osserva: "Io avrei bloccato quel manifesto. Ma mi chiedo: chi ha commissionato la campagna? Il Comune?". Il capogruppo Pierfrancesco Majorino sbotta: "Roba da Medioevo."

Resta la verità di Oliviero Toscani: "Chi censura è sempre un mentecatto".

La presidente di Telefono donna, Stefania Bartoccetti, già candidata alle Comunali nella lista Moratti, osserva: "Da cattolica non vedo nulla di offensivo né di blasfemo nel manifesto, che è già stato stampato dopo il primo sì del Comune. Abbiamo scelto un’immagine forte per spingere le vittime delle violenze a uscire dal silenzio".

Non so se il manifesto avrebbe spinto più donne a denunciare. Ma non potremo mai saperlo. Nel frattempo, restiamo con il Cadeo-pensiero: meglio che vengano lese, e in tutti i sensi,  le donne, piuttosto che il sentimento religioso dei cittadini, sembra dire.

Ma secondo voi, riflettiamoci, quale sarebbe il sentimento religioso che l'Assessore intende difendere? E' forse per il fatto è che la ragazza è svestita? Ma quante pubblicità ci sono in giro per Milano, che ritraggono ragazze seminude?  Il problema qui è che nell'iconografia cristiana è inconcepibile pensare ad un Dio-donna. E' questo ciò che urta. Che sulla croce adesso ci stia una donna.

 

 

12
12 commenti
12
06 Feb 2009
alle 00:59

silvia

Pare che Cristo fosse così misericordioso.. non me lo vedo proprio ad offendersi ed a puntare il dito su di un manifesto.

Siamo proprio suscettibili.. guai a chi plasma una cosa che ci è cara per svegliare le coscienze.. meglio rimanere zitti, ciechi....

Bravi tutti noi,continuiamo così.. e guai a chi alza la testa!

11
05 Feb 2009
alle 00:01

Repanse

Bel commento quello di Cadeo, questo manifesto lede il sentimento religioso mentre la violenza sulle donne no? Sono cattolica solo di nascita (attualmente dubito assai dell'esistenza di un Dio), ma sono sicura che tutti i credenti che hanno compreso e accolto pienamente il significato di Cristo non sarebbero per niente offesi. Sono sicura che se Cristo esiste, non ha niente da ridire su questo manifesto. In cui il riferimento sarà pure chiaro, ma suvvia, il crocifisso neanche c'è... Dice bene Emanuela "basta col buonismo", solo che il buonismo è quello di chi fa falsa retorica tirando di mezzo le offese ai credenti, cioè persone intelligenti che si suppone conoscano la differenza tra ciò che è veramente blasfemo e ciò che non lo è, persone che non mi pare si siano più di tanto lamentate di tutte le pubblicità in cui vengono "ridicolizzate/sminuite" figure della chiesa...

 

10
12 Gen 2009
alle 17:23

Nemo

Ciò che è forte, crudo...e che quindi può essere funzionale, arrivare come un pugno alo stomaco e svegliare tutti....ovviamente viene censurato. bravi...

9
22 Nov 2008
alle 10:25

Emanuela Zerbinatti

a me interesserebbe parlare con l'autore. Senza preconcetti o intento polemico: da amante della comunicazione soprattutto nell'ambito della salute voglio capire come è nata. E poi come ho scritto nel mio blog non la trovo sbagliata in sè ma per il contesto in cui ci troviamo a vivere.

Nel caso non riuscissi a contattarlo prima io  emanuelazerbinatti@blogosfere.it

8
21 Nov 2008
alle 17:16

PRESSMEDIA

Donna nuda crocifissa (CENSURATA!)

 

IL GRUPPO DI FABBRICA EOS HA SUGGERITO CHE LA CAMPAGNA TELEFONO DONNA, IDEA CREATIVA DELL’AGENZIA ARNOLDWORLDWIDE ITALY, AVESSE MAGGIORE VISIBILITÀ, PROPONENDOSI DI REALIZZARE E  SOSTENERE ANCHE UN’ AFFISSIONE SUL TERRITORIO DI MILANO.

IL GRUPPO DI FABBRICA EOS, ATTRAVERSO IL LAVORO DI RUGGERO ROSFER (ARTISTA-FOTOGRAFO DELLA GALLERIA) VOLEVA ALTRESÌ EVIDENZIARE COME L’ARTE E LA CULTURA SONO NATURALMENTE ALLEATI CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA

 

“Non volevamo certo provocare, ma amplificare nella trasfigurazione della bellezza dell’arte un messaggio di reale sofferenza” Giancarlo Pedrazzini

 

L’AUTORE DELLO SCATTO FOTOGRAFICO, RUGGERO ROSFER, DICHIARA:

 

“Non cercavo lo scandalo a tutta pagina. Ho dato voce, attraverso l’immagine, a un problema sociale troppo spesso occultato”

 

L’OPERA SARA’ ESPOSTA NELLA PERSONALE VISIONI PER INCISO

(PROGRAMMATA DA TEMPO)

I MANIFESTI SARANNO NUMERATI E FIRMATI DALL’AUTORE, RUGGERO ROSFER, DIVENENDO OGGETTI D’ARTE CHE VERRANNO MESSI IN VENDITA A PARTIRE DAL  25 NOVEMBRE, GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE E IL CUI  RICAVATO SARA’ DEVOLUTO ALL’ASSOCIAZIONE TELEFONO DONNA.

 

FABBRICA EOS Giancarlo Pedrazzini

(tel. 02/6596532)

UFFICIO STAMPA Eleonora Tarantino

Press & Media (tel. 335/6926106)

pressmedia@coolmag.it

7
20 Nov 2008
alle 10:20

Laura Cogo

Il primo commento mi è particolarmente illuminante nella sua sincerità. E' proprio come pensavo. ha detto giusto che ormai l'attenzione si è spostata dal tema violenza al tema 'cristianità'...ma va bene lo stesso. E' un altro stereotipo su cui la società deve confrontarsi. Le donne devono stare ai piedi dell'uomo, e lavare i suoi piedi con le loro lacrime. Non possono essere al centro dell'attenzione. Ma per un giorno, almeno un giorno, possibile che non si possa accettare questo.

Grandissimo chi ha pensato questo manifesto: le pubblicità 'progresso' devono interrogarci, devono causare dibattito. Devono impedirci di essere indifferenti. 

Diverso fu il caso della pubblicità dei jeans Nolita: la ragazza anoressica. In quel caso il corpo della donna è stato usato per pubblicizzare un prodotto...non lo trovo molto etico. Eppure ha lanciato un dibattito che continua ancora oggi...conclusione? L'anoressia non è una preferenza, ma una malattia. Sociale direi.

Spero che questo manifesto arrivi alle menti dei nostri politici: la violenza sulle donne è solo la punta dell'iceberg di una società  che umilia tutti i giorni le donne. Per esempio quando le costringe a stare a cas dal lavoro, perchè il loro stipendio non copre la rata del nido (se mai riuscissero a trovare un posto). O quando le donne in tv sono lì al 90% perchè hanno un bel corpo. O quando ci sono pochissime donne nel nostro parlamento, e per tutti va bene così. 

Non vorrei mai dire, che era meglio se nascevo con i pantaloni. 

Ma a volte mi viene. 

 

6
20 Nov 2008
alle 01:31

Roberta

Dovrei considerare blasfemo il manifesto pubblicitario??? Ma non siamo ipocriti!!!! La cosa veramente blasfema e vergognosa è la violenza sulle donne!!! E la verità è che, non è che il manifesto offenda il sentimento religioso delle persone, ma che li costringa a guardare in faccia alla realtà, ad una tragedia quotidiana che molti non vogliono vedere.. e cioè la violenza sulle donne!!!! Gli si sbatterebbe sotto gli occhi la verità!!! Dovrebbero svegliare la loro ragione e coscienza da torpore, indifferenza; Il non voler vedere diventerebbe più complicato. Io come donna mi sento indignata dalla violenza che ci viene continuamente e vilmente perpetrata e dalla indifferenza della gente, il "non voler vedere" il problema!!!

5
19 Nov 2008
alle 22:34

Eve

X Emanuela....in un incontro Sgarbi ha parlato di questa donna

http://www.bresciamusei.com/content/images/santa%20giulia%20crocifissa.jpg

E' Santa Giulia, rappresentata "senza vestiti", come la donna in foto. Come vedi, anche nell'iconografia cristiana ci sono donne crocefisse. Non c'è solo Gesù.

4
19 Nov 2008
alle 17:29

rosa

xemanuela non ti da fastidio che fa piu' scandalo offender eil credo che l'emergenza della violenza sulle donne in italia? e penso che tu sia informata visto che ne parlano i tg e i giornali ogni giorno. Non ti allarma il fatto che ogni volta che apri il gornale c'è nella cronaca un atto di violenza contro le donne e i minori?

vuol dire che nel nsotro paese il tasso di violenze di genere altissimo!

3
19 Nov 2008
alle 16:19

Emanuela Zerbinatti

Che sciocchezza pensare che il motivo della censura sia il fatto che in croce sia stata messa una donna! Fa parte di quello che intendo quando dico che in questo paese o sei con me o contro di me: Dici una cosa e insorgono femministe e misogini, donne e uomini, operai e imprenditori, abortisti e antiabortisti, tutto e il contrario di tutto. Questa paranoia collettiva è allarmante possibile che bisogna vedere sempre tutto come un attacco personale o alla categoria a cui si appartiene?

2
19 Nov 2008
alle 14:27

rosa

è una vergogna! questo legittima la violenza sulle donne.

 in primo perchè non è possibile che faccia + scandalo offendere il sentimento cristiano che l'emergenza violenza sulle donne.

 secondo perchè questa forma di maschilismo che ci mette al pari di una rana ,censurata perchè gesu dev'essere maschio causando una mentalità che ancora è rea della presunta inferiorità femminile è la principale causa che  da in mano agli uomini gli strumenti per farci violenza in ogni modo.

1
19 Nov 2008
alle 09:19

Emanuela Zerbinatti

Non sono cattolica se non per nascita ma penso che sulla croce non ci dovrebbe stare null'altro che il Cristo.

Dio ha sacrificato suo figlio sulla croce per lanciare un messaggio preciso all'uomo: continuare a sfruttare la simbologia mettendo in croce per i più svariati motivi rane, donne bambini uomini o qualsiasi altro mortale vuol dire vedere aver visto il simbolo ma non averlo capito.

Quello che mi scoccia di questa campagna è che chi l'ha realizzata non poteva non sapere che avrebbe scatenato un putiferio che avrebbe spostato l'attenzione dal vero problema su cui bisognerebbe invece concentrarsi: la violenza alle donne. Qui il dibattito è diventato censura sì-censura no. C'è gente a cui non importa nemmeno sapere di cosa si parla ma appena sente odor di censura si schiera dall'altra parte del censurato e magari sono i bambini impiccati in un parco pubblico di Cattelan.

Smettiamola col buonismo. Vabbè la libertà di pensiero e parola, ma non è che si può dire e fare tutto ciò che si vuole. Siamo in una società estremamente variegata e riuscire a rispettare tutti è difficile ma doveroso. Chi poi fa comunicazione se davvero vuole comunicare messaggi importanti come quello sulla violenza alle done dovrebbe evitare di usare metodi che sollevano polveroni e, ripeto, distraggono dal messaggio.

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