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Sono solo 21 le donne ai vertici della magistratura in Italia

Laura Cogo avatar Martedì 28 Ottobre 2008, 12:52 in Dis/Uguaglianze italiane di Laura Cogo

La parità tra uomini e donne in magistratura è lungi dall'essere raggiunta. Ma per il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino sarebbe solo una questione di tempo. Mancino è ottimista e minimizza il "maschilismo nella Giustizia" denunciato dalle 'toghe in rosa'. E' vero che il numero dei magistrati donna è salito vertiginosamente attestandosi al 41% del totale. Ma 21 ai vertici sono davvero briciole!

Si ricorda al lettore e alla lettrice che in questo paese fino al 1963 era illegale per le donne accedere alla carriera di magistrato... La carriera del magistrato si sviluppa di norma fra i 35 e i 55 anni, dunque, oggi, riguarda prevalentemente coloro che hanno indossato la toga negli anni settanta del ‘900.  Le donne erano meno del 3% nel 1971, oltre il 10% dieci anni dopo. Proprio forse a causa di questo ingiusto 'ritardo' che ha colpito le donne nel nostro paese, solo poche sono arrivate ai vertici della magistratura: in tutto il paese sono appena 21! Eppure la spiegazione del 'ritardo storico' non è sufficiente: esistono fortissime discriminazioni pendenti sul capo delle magistrate italiane, che devono, come tutte le lavoratrici di questo paese, effettuare una scelta obbligatoria tra lavoro e famiglia, tra carriera e figli.  In particolare la progressione in carriera per i magistrati comporta la disponibilità a trasferirsi di città in città, spesso obbligando il magistrato ad abitare lontano dalla famiglia.  Ecco quindi che sono molto meno della metà del totale le magistrate che fanno domanda per accedere a posti di maggiore responsabilità, sebbene molte di più abbiano i titoli per competere. Non fanno neppure la domanda, perchè sanno che non potrebbero comunque accettare un trasferimento.

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22 Dic 2008
alle 01:36

tokyo

Se non accettano un trasferimento è un problema loro personale. Nessuno ha chiesto a nessuno di formare una famiglia. E da come viene descritta sembra quasi un supplizio. La sensazione è che si vogliano capra e cavoli... troppo facile... cosa bisognerebbe fare? Continuare a far trasferire gli uomini, creando, al contrario una sorta di "corsia preferenziale" per le donne?

Ognuno ha diritto a una carriera dignitosa, ma se esiste una uguaglianza nominale, allora si accettano le regole, sia quelle comode, sia quelle scomode. Del resto anche molti uomini hanno una famiglia. Ora vogliamo quantificare anche il numero di "mansioni familiari" (travatemi il modo), alle quali le donne sono sottoposte? Stirano di più forse? Le buste della spesa sono differenti? Gli uomini non portano i figli a scuola? Non cucinano mai? Esiste una validità universale poi?

Siate umili ogni tanto, ma soprattutto oneste con voi stesse.

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