Quote rosa, facciamo chiarezza - introduzione

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Perchè si ritiene che sia necessario che vi sia una maggiore presenza femminile o addirittura uguale presenza di uomini e donne nei parlamenti? Cosa sono le quote rosa? Non si può fare a meno di loro?
E poi, ma le donne sono davvero interessate a fare politica?
Più donne di colpo in parlamento non porterebbero  forse ad un impoverimento della politica? 
Perchè nell'ottobre  del 2005 la Ministra per le pari Opportunità Prestigiacomo  si mise a piangere in aula?
E' vero o no che una volta in politica le donne devono trasformarsi in "uomini"? Perchè una donna dovrebbe rappresentarmi meglio di un uomo?
Qual è il paese in cui vi sono più donne in parlamento?Quali partiti generalmente candidano più donne?
Che rapporto vi è stato tra le donne e i partiti politici italiani dal dopoguerra ad oggi?
Perchè  molte storiche intellettuali femministe sono contrarie alle quote? E' giusto fissare un 30%, un 20% o un  50%?
 
A questa ed altre domande cercheremo di rispondere in un percorso di approfondimento sul tema delle quote rosa. Sarà un appuntamento regolare nel tempo e per parlarvene farò riferimento in particolare agli articoli pubblicati in lingua inglese da Drude Dahlerup, una delle maggiori esperte dell'argomento a livello mondiale, che ho avuto il piacere di incontrare un anno fa a Venezia. E' una donna che ha dedicato la sua esistenza ai temi della rappresentanza femminile in politica e per questo motivo è sempre in viaggio da una parte all'altra del mondo. E' infatti un tema, la rappresentanza delle donne in politica, che tocca da vicino tutti gli stati del pianeta. Tutti sono in deficit! I suoi articoli e mille altre informazioni possono essere trovati nei siti www.idea.int e www.quotaproject.org. Intanto facciamo chiarezza.
 

Le quote cosiddette "rosa" (perchè solo in Italia si chiamano così…negli altri paesi sono chiamate "quote di genere") sono delle regole legali (costituzionali o legislative) o delle disposizioni interne agli statuti dei partiti, che fissano un minimo di donne o una proporzione da rispettare per entrambi i sessi nel momento in cui vengono costituite le liste elettorali. 
 
Sebbene molto discusse, le quote stanno venendo introdotte in un numero crescente di paesi in tutto il mondo. Più di 30 paesi hanno introdotto quote di genere per le elezioni nazionali, modificando la propria costituzione o la propria legge elettorale. In più di 50 paesi le quote sono invece inserite solo negli statuti dei partiti, spesso chiedendo che almeno il 30% dei candidati siano donne.
Questi sviluppi stanno suscitando molte domande e a dire il vero anche molti dubbi da parte sia degli/lle studiose che dell'opinione pubblica…
Spesso nella letteratura internazionale che tratta di donne e politica si sostiene che la rappresentanza politica femminile abbia raggiunto il suo punto più alto nei paesi scandinavi (Danimarca, Svezia e Norvegia) proprio grazie all'uso delle quote. Questo però non è del tutto vero. In primo luogo, non ci sono mai state quote nelle leggi elettorali dei paesi scandinavi, ma solo all'interno degli statuti dei partiti. Secondo, solo alcuni partiti politici scandinavi hanno introdotto le quote nei loro statuti, mentre altri non le hanno mai avute. Terzo, la Danimarca, il secondo paese per rappresentanza femminile al mondo, non ha alcun tipo di quota. Ancora più importante, i partiti politici scandinavi hanno introdotto le quote negli anni '80, quando le donne occupavano già il 20-30% dei seggi in paelamento (la percentuale già più alta dell'epoca). Il vero decollo della rappresentanza politica delle donne nei paesi scandinavi è avvenuta negli anni '70: molto prima dell'introduzione di qualsiasi quota.
Il ragionamento sui paesi scandinavi portava quindi a pensare che ci voleva potere per mettere al potere le donne attraverso le quote. Si presumeva che l'introduzione di un sistema di quote, se non impossibile era per lo meno molto difficile, se le donne non avevano già una solida base di potere in palamento, (poichè solitamente la resistenza a questo tipo di misure positive è moldo forte da parte dei parlamentari uomini - vedi il caso italiano).
 
Nei paesi scandinavi le quote erano state considerate come un atto critico fatto da un 'grande minoranza' di donne al fine di consolidare la propria presenza e fare più spazio per altre donne. I paesi scandinavi avevano messo in pratica la cosiddetta 'via incrementale' verso la eguale rappresentanza politica tra uomini e donne. Ci vollero circa 60 anni, dal momento della concessione del voto alle donne, perchè Danimarca, Norvegia e Svezia raggiungessero il 20% di donne in parlamento e 70 anni perchè si raggiungesse il 30%.
 
Oggi, movimenti di donne in tutto il mondo esprimono a gran voce la propria non disponibilità ad aspettare tanto a lungo. Vogliono la partià e la vogliono adesso. I nuovi sviluppi a cui stiamo assistendo sono questi: anche in paesi dove la rappresentanza femminile è minima oggi vengono introdotte le quote. E le donne stanno facendo passi da gigante in termini di rappresentanza in parlamento.In Costa Rica le donne sono passate dal 19% al 35% in una sola elezione. In Sud Africa, nella prima elezione nazionale le donne arrivarono subito al 36%, grazie alle quote. Solo negli ultimi dieci anni, in tutto il mondo la partecipazione politica delle donne è aumentata in media di quasi il 10% . Per questo risultato, devono essere ringraziati soprattutto i paesi che hanno introdotto le quote.
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