Femminile plurale globale
Una radio danese ha lanciato un concorso: "Miss velo 2008" dedicata a tutte le ragazze danesi che abbiano più di 15 anni e che vogliano autoritrarsi con indosso il 'velo'. Sono arrivate le prime candidature (una 50ina), e ovviamente le prime proteste. Il dibattito infuoca tra destra, sinistra e organizzazioni religiose nella fredda Danimarca. La notizia finisce fuori confine. Ora è un caso internazionale. Un concorso di bellezza per donne velate. Mica male! Velo si, velo no. E' questo il dilema dei nostri tempi, sembra. Ma in verità qualsiasi cosa le donne portino addosso che sia fuori dalla norma diventa simbolo di qualcosa. Di brutto, ovviamente. Minigonna? Pantaloni? Ombelico fuori? Tacco a spillo? Anche sugli indumenti da indossare le donne devono lottare. E hanno lottato tanto. Anche in Italia. Che sia identificato come simbolo di leggerezza, di poca finezza, di libertà sessuale o di oppressione sessuale...le donne devono vestirsi come società vuole.
Diranno: "Ma il velo non si sceglie, le donne sono obbligate a metterlo!". Io dico, ma gliel'avete domandato ad una ad una? Qualcuna preferirebbe non metterlo e invece deve metterlo, ma molte hanno scelto di indossarlo per rendere chiara la propria fede, o ancora per altri motivi. Ma in fondo che importa? In un paese in cui non è obbligatorio indossarlo, come la Danimarca, o come la nostra amata Italia, se volessero lo leverebbero. Del resto, non sarà certo il velo (quando non imposto per legge) a far sentire una donna oppressa o discriminata, a quello ci pensano mariti, famigliari e società. Altro che velo!
Diranno: "Ma in Danimarca le organizzazioni musulmane hanno invitato le ragazze credenti a non partecipare al concorso". E rispondo, non mi pare che qui il Vaticano incoraggi le sfilate di bellezza o la pubblicazione di calendari. Le donne devono stare al loro posto, per gli uni e per gli altri. Perchè esse più che "essere", "rappresentano": la tradizione, la purezza, la famiglia, la maternità. Non c'è posto per donne che usino la loro seduttività nelle religioni monoteiste.
In verità basta guardare le ragazze che hanno inviato le loro foto, per capire quanto bella sia l'iniziativa di questa Radio Danese. Sono ragazze stupende, non solo fuori, si vede dagli occhi, guardare per credere . Tra l'altro ben inteso, non è un concorso di bellezza, ma di espressione. L'emittente giovanile spiega:
"E' uno dei nostri compiti quello di ispirare il dibattito e incoraggiare i giovani a partecipare alla società e alla discussione. Ultimamente c'è stato diverso discutere sul "velo", sia sui media che al Parlamento danese. Abbiamo lanciato il concorso Miss Velo 2008 per diverse ragioni: primo, per incoraggiare i giovani danesi a partecipare al dibattito e secondo, per incoraggiare le giovani donne che davvero portano il velo a farsi vedere ed ascoltare all'interno di questo dibattito".
Niente da dire, ci sono riusciti! Mi sa che se fosse stato organizzato in Italia, questo concorso, avrebbero chiesto alle partecipanti di inoltrare foto in cui fossero coperte dal velo...solo sul capo, però. Evviva l'emancipazione femminile italiana. Quanto siamo avanti!
Ancora:
Leggi di più sulla questione del velo in Danimarca (la questione al riguardo l'emittente in questione vorrebbe che i giovani potessero esprimersi).
Guarda che scandalo dà la giornalista della BBC che mette una gonna troppo corta (secondo i canoni del 1800 forse? macchè siamo nel 2008 signore e signori).
Leggi di Sania Mirza , la tennista indiana che si è conquistata una denuncia per oltraggio alla bandiera nazionale, in quanto troppo svestita mentre gioca.
La minigonna fu l'oggetto del dibattere negli anni '60 in Italia.