Non passa settimana che ci tocchi sentire di lui che uccide lei, lui che picchia lei, lei che viene violentata.
Solo ieri, sulle pagine dei nostri quotidiani abbiamo potuto leggere che:
- sembra probabile che Loredana Benincasa (24 anni) sia stata uccisa deliberatamente dal fidanzato e non si sia suicidata come in precedenza affermato dalle agenzie di stampa. Si tratterebbe, se confermato, della terza ventenne assassinata dal suo compagno dall'inizio di giugno (ricordiamo Alessandra Mainolfi a Bergamo e Chiara Bernardi a Padova)
- a Bresso un vigile è stato arrestato per violenza sessuale nei confronti di una minorenne (aveva preso contatto con lei utilizzando i dati personali che la ragazza aveva lasciato in seguito ad un incendente stradale)
- sempre a Milano è stato arrestato un ragazzo di 29 anni che ha ripetutamente picchiato e minacciato la compagna di 19 anni. La ragazza lo aveva denunciato e per intimidirla e costringerla a ritrattare le aveva nuovamente fatto violenza questa volta pubblicamente prendendola per il collo e minacciandola di morte a Porta Genova.
- a Varese lui, pregiudicato cagliaritano, constringeva la moglie 44enne a prostituirsi. Alla fine lei ha trovato il coraggio di denunciarlo.
Ma non serve leggerlo sui giornali, basta aprire gli occhi su ciò che ci circonda da vicino.
L'altro ieri stavo camminando per una strada deserta in centro città ed ad un certo punto viene verso di me una donna con una bambina in braccio. Ha il passo veloce.
Dietro, a 50 metri di distanza, c'è un uomo, probabilmente il marito, che le intima di ritornare da lui e rimontare nell'auto dalla quale lei era uscita pochi istanti prima. Ha il fare spazientito, sta urlando, l'accento è straniero.
Non è così difficile supporre che quella donna fosse vittima di violenza. Atteggiamenti verbali aggressivi in pubblico (comunque da non tollerare) spesso nascondono anche violenza fisica nel privato.
La donna mi vede, si ferma. Nel suo sguardo c'è un misto di paura e vergogna. Il marito nel frattempo si avvicina di gran passo. Guarda lei, poi guarda me e abbassa il tono delle urla. Sostengo il suo sguardo, voglio che capisca che non è solo. Voglio che capisca che quello che sta facendo non lo accetto. Lui capisce, lo vedo. Lo sa.
Devo proseguire, ma lo faccio a malincuore. Del resto si è forse trattato di una semplice litigata, ma ho comunque un non so che di paura per quella donna. Le lancio un ultimo sguardo: "Amica mia, non sei sola".
Tag: femminicidio, lombardia, milano, prostituzione, roma, varese, violenza







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