Femminile plurale globale
I primi tre Paesi in cima all’Indice delle Madri (la classifica relativa alla correlazione tra benessere materno e benessere del bambino) sono Svezia, Islanda e Norvegia; l’Italia si classifica al diciannovesimo posto (su 140 Paesi considerati) mentre 9 dei 10 Paesi che occupano gli ultimi posti sono paesi dell’Africa Sub-Sahariana, con il Niger all’ultimo posto.
E' proprio in queste nazioni che ben un donna su 13 muore per cause legate alla gravidanza, un bambino su 5 non arriva a compiere un anno di vita e uno su 3 soffre di malnutrizione; a ciò si aggiunge che circa il 50 % della popolazione non ha accesso all’acqua potabile e il rapporto tra bambine e bambini iscritti alla scuola primaria è di 3 su 4.
E così se una donna in Svezia in media studia per 17 anni ed ha un’aspettativa di vita di 83 anni, l’82% delle svedesi usa moderni mezzi di contraccezione e la possibilità che un bambino muoia prima di compiere cinque anni è di 1 su 150, in Niger le donne vivono in media 45 anni, frequentano la scuola per 3 anni e solo il 4% di esse usa i contraccettivi.
Secondo il Rapporto di Save the Children, dunque, il 99% delle morti materno- infantili avviene nei paesi in via di sviluppo più poveri dell’Africa e dell’Asia, dove sono maggiori i rischi di infezione e malnutrizione e dove sia i bambini che le loro madri non hanno accesso ai servizi sanitari di base.
Interessante il confronto tra Italia e Svezia che Save The Children stila partendo dall'Indice delle Madri: confrontando la condizione delle mamme e donne italiane, con quella delle mamme e donne svedesi, le distanze maggiori si registrano rispetto alla salute, al ricorso alla contraccezione, alla partecipazione al governo nazionale, alle differenze di reddito con l'uomo.
In Italia nel 2005, dice l'Associazione, è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi a fronte del 72% delle donne svedesi; nel 2007 la partecipazione delle donne italiane al governo del Paese è del 17% contro il 47% in Svezia.
Le donne italiane inoltre percepiscono uno stipendio mediamente inferiore della metà rispetto a quello dell'uomo mentre le svedesi hanno un salario quasi identico a quello maschile; per quanto riguarda i benefici per la maternità, una donna italiana in maternità prende l'80% del suo stipendio ordinario mentre una donna svedese percepisce lo stipendio pieno.
"In Italia la salute e l’istruzione infantile sono altamente garantite", dice Carlotta Sami di Save The Children Italia, "mentre inferiori tutele e maggiore arretratezza si registrano nella condizione e salute delle mamme e delle donne. In particolare emerge con evidenza una sostanziale disparità di genere, che non si registra in altri paesi e che sta già producendo degli effetti anche sulla riduzione delle nascite".
E non dite che non ve lo avevo detto, eh?
alle 17:52
kirara
paese italo-pakistano..cosi disse amato