Madri italiane e lavoro, altro che Terzo Mondo!
Pubblicato da Veruska Anconitano alle 09:50 in NoiDonne
A rilevarlo è l'indagine condotta da Ipsos per conto dell'Osservatorio Lines (si, proprio quello delle "ali") che ha incrociato i dati ufficiali dell'Istat con le interviste a 1.000 donne occupate di età compresa tra i 20 e i 49 anni.
Dimostrando che nonostante in Italia l'occupazione femminile sia cresciuta di 8 punti negli ultimi 10 anni se paragonata alla media europea è ancora molto bassa: sono infatti il 46,3% le donne che lavorano in Italia contro il 56% della media europea di donne lavoratrici.
Quello che colpisce maggiormente è che, se per esempio in Francia e Gran Bretagna dopo il primo figlio si tende a tornare a lavoro per evitare di rimanere intrappolate nel ruolo di mamma, in Italia il 51% delle donne italiane dopo aver partorito per la prima volta decide di dedicarsi full time al ruolo di mamma e casalinga.
Di questa situazione è colpevole in principal modo il welfare italiano: a titolo di esempio basti sapere che se in Italia la copertura degli asili per i bambini nella fascia di età 0-3 anni è del 6%, in Gran Bretagna è del 63%, in Francia del 29% e in Germania del 13%.
Ricordiamoci che esistono Paesi, come la Svezia per esempio, dove nascono molti più bambini rispetto all'Italia ma dove la partecipazione femminile al mercato del lavoro è dell’80% contro lo scarso 50% del nostro Paese!
A ciò si deve aggiungere il fatto che le donne italiane nella loro vita si trovano nella condizione di badare sempre meno a se stesse e sempre più agli altri membri della famiglia; secondo Ipsos-Lines, infatti, su 7 donne su 10 il 44% di queste accudisce i figli, il 16% figli e altri familiari, l'11% solo altri familiari.
Infine una questione tristemente nota e legata alla disinformazione e/o alla scarsa informazione in materia; durante l'indagine è stato chiesto alle donne lavratrici se conoscessero i sei diritti delle donne lavoratrici, e il risultato è a dir poco imbarazzante. Il 38% ne conosce 3 o 4, il 15% ne conosce solo 2;, il 3% nessuno.
Sia chiaro che le donne si rendono conto di voler altro ma poi restano intrappolate nello schema mentale-sociale loro attribuito: il 34% delle intervistate preferirebbe infatti realizzarsi professionalmente anche se questo potrebbe significare arrivare a delle privazioni nel privato, il 46% preferirebbe una parziale realizzazione con minime rinunce e solo il 16% si pone come priorità la vita privata.
Salvo poi dimostare, nel 60% dei casi, di non essere minimamente a conoscenza che il 2007 è l'Anno Europeo delle Pari Opportunità.
Segnalo a questo proposito l'interessante documentario della regista Silvia Ferreri, Uno virgola due, che "dà voce a quelle madri lavoratrici che vengono spostate da una città all’altra, a cui vengono tolte le mansioni di responsabilità, che vengono scavalcate dai colleghi maschi, che sono costrette a nascondere la maternità fino agli ultimi mesi, avvolte in fasce pressanti come andava di moda nel medioevo".







1. Anna, Sabato 21 Aprile 2007 ore 12:01
Serve veramente a poco l'anno internazionale delle pari opportunita', mi sa tanto di presa per i fondelli. La quotidianita' fa la differenza e, purtroppo, la nostra giornata e' ancora concentrata nel fa quadrare il cerchio e il bello e' che certe volte ci riusciamo pure ma solo perche' ormai siamo allenate alle difficolta'.Vista l'immobilita' anche di questo governo, proporrei un trasferimento in massa in Scandinavia, cosi' li lasciamo senza donne e poi voglio vedere come fanno senza di noi...Battute a parte c'e' veramente poco da scherzare, la questione e' annosa e non mi sembra ci siano proposte veramente serie e fattibili: come al solito , molte chiacchiere e pochi fatti.
2. Antonella, Sabato 21 Aprile 2007 ore 13:09
Si parla delle pari opportunità ma io come tante donne di questo nostro Paese siamo rimaste... DICIAMO AL SEMAFORO.
Perchè??? forse perchè abbiamo figli e famigli??? Forse perchè non siamo disponibili a tutte le ore del giorno???? perchè preferiamo la famiglia alla carriera??? Ma la maggior parte dei datori di lavoro che sono Uomini ed hanno una donna accanto preferirebbero che la loro donna preferisse la carriera alla famiglia?? e perchè Io che sono in mobilità all'età di 44 anni con due bambini piccoli uno di 8 anni e l'altra di 2 anni, non vengo presa in considerazione dalle aziende anche se ho una vasta esperienza??? Forse perchè sono Mamma????
Grazie per lo svogo
3. Veruska Anconitano, Sabato 21 Aprile 2007 ore 13:35
Anna e Antonella: la questione non solo è annosa ma devastante perchè se ci pensiamo ci troviamo quasi sempre ad un bivio che diventa anche la scelta di una vita. che faccio quando divento mamma? Sacrifico me stessa e mi voto alla famiglia, lasciando che la società mi boicotti e non mi faccia più sentire la DONNA che sono oppure mi barcameno, quando me lo lasciano fare, tra famiglia e carriera senza però sperare di andare avanti ma, al limite, sperando di restare dove sono? Qualche giorno fa ho assistito ad una conversazione allucinante in cui un datore di lavoro diceva che preferisce assumere ragazzi senza esperienza piuttosto che donne visto che le donne, dopo un pò, fanno i figli, non lavorano più e costano solo a chi le fa lavorare... emblematico no?
4. Anna, Sabato 21 Aprile 2007 ore 15:23
Il guaio e' che, nel nostro paese, i figli sono considerati intralcio e non un investimento per il futuro. L'imprenditore si vede costretto a pagare una maternita' e gli pesa, non essendo supportato da uno stato retrogrado in cui il ministero per la famiglia serve solo a collocare esponenti di partito e non a legiferare, finalmente, per la famiglia, per la donna lavoratrice a tempo pieno,per gli asili nido gratuiti e non cosi' cari da essere un problema per tante famiglie. Una donna in eta' fertile e' un peso e non una risorsa : questo ci separa anni luce da paesi piu' progrediti civilmente.E lo dico con la morte nel cuore. Ciao
5. A<SAX, Sabato 16 Agosto 2008 ore 13:40
wow