Femminile plurale globale
Succede dunque che l'84% dei francesi che ha votato ha scelto di accordare la sua preferenza nel 31,11% dei casi a Sarkozy e nel 25,84% dei casi alla Royal.
Al di là dei numeri, stupisce come i due leader di centrodestra e centrosinistra si siano in qualche modo scambiati i ruoli nel corso di una campagna elettorale interessante come poche altre sul piano comunicativo.
Come? Semplicemente ribaltando la proprie immagine di fronte all'opinione pubblica e soprattutto calpestandosi e rubandosi idee e spazi di confronto al punto tale da non rendere più così facile definire cosa è considerabile strettamente di destra e cosa più strettamente di sinistra.
La Royal, con un programma elettorale definito in principio innovatore, dalla parte dei cittadini e aperto alle nuove tendenze come per esempio all'utilizzo della Rete come strumento di creazione/diffusione dell'agenda politica del Paese, ha man mano che passava il tempo perso la sua connotazione principale.
Considerata alternativa perchè donna, elemento sul quale ha basato tutta la sua campagna elettorale fin dall'inizio, Ségolène Royal si è infatti progressivamente trasformata in macchina elettorale, facendosi portavoce di valori talmente universali e talmente poco targhettizzati da diventare banali, già visti e già, puntualmente, non rispettati da altri, ovunque nel mondo.
A ciò si è sovrapposta la ridefinizione, in termini relativi, di Nicolas Sarkozy che da leader dal pugno di ferro è diventato, nel corso della campagna elettorale, il leader di tutti, quel leader che in un'intervista a Paris Match ha confessato di aver sempre pensato che la politica non c’entrasse nulla con le emozioni personali e che un uomo forte dovesse nasconderle per poi capire, guarda caso, che è forte chi appare così com'è.
Non a caso, a scrutinio completato, Sarkozy ha dichiarato: "la Francia che sogno è una Francia che non lascia indietro nessuno, una Francia simile a una famiglia, in cui il più debole, il più vulnerabile, il più fragile ha il diritto di avere lo stesso amore, lo stesso rispetto e la stessa attenzione di chi è più forte".
Dal canto suo, la Royal ha ribadito la sua volontà di opporsi all'idea di "una Francia dominata dalla legge del più forte o del più brutale" senza dire niente di più e lasciando al candidato "conservatore" le parole che tradizionalmente spetterebbero al candidato di sinistra.
Calcolando però che la società francese, multistrato e multietnica, fatica a trovare la sua identità, l'annullamento delle macrodifferenze tra destra e sinistra, tra la donna Royal e l'uomo Sarkozy è la grande questione su cui si deve dibattere e su cui si giocherà il futuro della Francia.
Quel che è chiaro è l'occasione persa della Royal al di là dei risultati finali; l'occasione di ribadire le differenze, di accentuarle, di farle proprie e di raccogliere il consenso, reale, di quella popolazione in cerca di se stessa e che, nella Francia di oggi (così come in gran parte dell'Europa), fatica a riconoscersi.
Forse Segolene avrebbe dovuto seguire davvero alla lettera, e perseguirlo nonostante le smanie di protagonismo e carrierismo, ciò che il regista Ariane Mnouchkine l'11 aprile scorso aveva scritto su Liberation:
" (...) Certi uomini, certe donne, sanno meglio di altri ricordarci i nostri diritti e i nostri doveri nel contribuire a questa genesi, a questa messa al mondo di un migliore mondo. Di un migliore paese, di una migliore città, di un miglior quartiere, di una strada migliore, di un palazzo migliore. Di un miglior teatro. Meglio di altri, grazie alla loro determinazione, il loro fervore, la loro sincerità, la loro intelligenza, la loro audacia, ci incitano ad intraprendere o a riprendere con gioia una battaglia chiara, giusta, urgente, possibile. Modesta per gli uni, gigantesca per gli altri, ma possibile. Per liberare questo slancio non ci deve essere nei candidati nessuna verbosità, nessuna millanteria, nessuna volgarità di comportamento, nessun disprezzo per l’ avversario. Nessuna esaltazione patologica dell’amore di se stessi. Nessuna ampollosità. Nessuna buffoneria di bassa lega, nessun doppio linguaggio. Né cattiva fede. (...). Dunque contro la povertà, contro il comunitarismo, per la laicità, per il rinnovamento delle nostre istituzioni, contro il fallimento scolastico, e quindi per la cultura, per l’educazione e quindi per la cultura, per le università, per la ricerca, e quindi per la cultura, per la conservazione dell’unico pianeta vivente mai conosciuto fino ad oggi, per una gestione più virtuosa, più umana, quindi più efficace delle imprese, per l’Europa, per una solidarietà vera, che potremmo finalmente chiamare fraternità e che non si fermerebbe a una miserabile frontiera ma che andrebbe ben aldilà del mare, in breve, per una nuova pratica della politica. E’ un enorme cantiere che questa donna, eh sì, questa donna, ci invita a mettere in atto. E io voto per questo cantiere, dunque io voto per Ségolène Royal (...)".
La grande pecca di Ségolène Royal è stata quella di aver progressivamente abbandonato la sua immagine di paladina dei deboli per farsi portavoce di valori in qualche modo classisti e soprattutto "maschili", concedendosi troppo e lasciandosi troppo strumentalizzare senza valorizzare la sua figura di donna...
Non a caso i francesi chiamano Ségolène Royal solo con il suo nome di battesimo, come fosse una delle tante veline o vallette della televisione...
La seconda possibilità le sarà data il prossimo 6 maggio ma, se vincerà, probabilmente sarà grazie ai voti del centrista Francois Bayrou che ha dichiarato che non sosterrà Sarkozy: ancora un uomo a sostegno di una donna che avrebbe invece potuto fare tutto da sola se solo non si fosse persa!