Femminile plurale globale
Insomma, oltre al danno anche la beffa: siamo pagate di meno, abbiamo meno possibilità di fare carriera se non mascolinizzandoci del tutto ma, conti alla mano, siamo più suscettibili di subire infortuni mentre lavoriamo.A rivelarlo è l'Inail che, alla vigilia della giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro, ha fatto simpaticamente sapere che alla riduzione degli infortuni sul lavoro nel 2006 hanno contribuito esclusivamente gli uomini (-1,7%), mentre tra le donne che lavorano si registra stabilità (-0,1%).
Le donne vittime di incidenti mortali sono, secondo l'Inail, "solo" l’8% sul totale ma se si calcola che di solito le donne sono impiegate in mansioni meno rischiose si capisce che la parola "solo" in questo contesto è quanto di più inadeguato possa esserci.
L’aumento dei casi mortali tra le donne che lavorano è strettamente legato, secondo l'Inail, all'aumento delle morti sul lavoro in quei settori che tradizionalmente non sono a rischio: attività immobiliari e servizi alle imprese, sanità e altri servizi pubblici.
Ma possiamo anche gioire perchè nelle rilevazioni sugli infortuni sul lavoro non cè differenza tra uomini e donne per quanto riguarda le fasce d'età coinvolte: l’80% degli infortuni sul lavoro si concentra nelle fasce di età centrali (18-34 e 35-49 anni), equamente ripartiti per quanto riguarda gli uomini e con una decisa prevalenza nella fascia 35-49 anni per le donne mentre gli infortuni mortali si concentrano tra i 35 e i 49 anni sia per i maschi sia per le femmine.
Interessante il parallelismo possibile tra la condizione delle donne che lavorano e la condizione degli extracomunitari che lavorano in Italia e che, secondo l'Inail, sono l'altra fascia sociale maggiormente esposta agli infortuni sul lavoro: le comunità più colpite, dice l'Inail, sono quella marocchina, albanese e rumena sia per la concentrazione dei lavoratori in mansioni e settori di attività a rischio elevato di infortunio sia per l'accesso di queste persone a livelli di formazione, di preparazione e di esperienza generalmente inferiori a quelli dei colleghi.
Toh, i conti tornano vero? Donne ed extracomunitari sono le categorie sociali meno facilitate sul lavoro, non ci voleva l'indagine dell'Inail ma certo avere dati alla mano è più utile che supporre l'esistenza di certe discriminazioni, nonostante passino sempre più inosservate...
Neanche Berlusconi riuscirebbe a rivoltare così la frittata, complimenti. Ma ti rendi conto che il 92% dei lavoratori coinvolti in incidenti sono uomini e "solo" si "solo" e per foruna solo l'8% sono donne, io sono molto attento a queste tematiche avendo fatto per 6 anni l'operaio edile e per altri 5 il magazziniere e posso dirti che qualche rischio l'ho corso. Non credo ci siano differenze tra chi cade sul lavoro, ma credo sia chiaro come il sole, che la piaga indegna e incivile delle morti sul lavoro sia una tragedia principalmente maschile. La prossima volta che chiami qualche operaio in casa, idraulico, muratore elettricista ecc, assicurati che sia tutto in regola con la sicurezza e che non assuma personale in nero per esempio, anche se sicuramente ti troveresti a spendere di più, sai la correttezza costa è per questo che alla fine la scorrettezza dilaga. Ciao.
Spiace dirlo, ma io dico quel che mi pare e se dite fesserie che si chiami mondo donna o mondo cavolo sempre fesserie sono!
Segnalo un dato che aiuta a spiegare i dati Inail relativi al 2006 sugli infortuni delle donne. L'occupazione femminile, rilevata dall’Istat l'anno scorso, è cresciuta in misura più sostenuta per le donne (+2,5 per cento) rispetto ai lavoratori maschi (+1,5 per cento).
@ Davide: stavo pensando che qualcuno ti pagasse ;)
A parte scherzi: a) questo blog si chiama mondo donna, ergo...parla di donne b) spiace dirlo (anche per Giubizza), ma la triste realtà è che voi siete molto più a rischio in quanto fate lavori molto più pericolosi (una donna non fa lo scaricatore di porta, che io sappia); esistono le eccezioni, ma sono rare. Nessuno dice che se muore una donna apriti cielo: semplicemente è più raro, per i motivi sopra descritti, e quindi (giornalisticamente parlando) fa più notizia
Scusa veruska, ma in Irlanda le donne lavorano in miniera e sui cantieri? Vanno a sollevarle le reti di pesca all'alba sui pescherecci?
Ma dai a chi vuoi darla a bere?
altra ocsa: gli extracomunitari fanno la fame in un paese straniero, le donne vivono sette anni più delgi uomini e vivono meglio!
Finitela una buona volta di piagnucolare e fare le vittime!
x Veruska: la stragrande maggioranza di vittime di incidenti sul lavoro sono UOMINI!
Forse ciò che dici è l'esatto contrario: si parla delle donne perché quando una sciagura capita a una donna apriti cielo, se invece accade a 100 uomini è tutto normale!
Soldato Jane insegna....
se questo è vero mi sa che sia più che giusto: se volete la parità assumetevi anche ruoli rischiosi come gli uomini.
A parte che comunque la stragrande maggioranza delle vittime di incidenti sul lavoroa è costituita ancora da uomini, belle mie...
Mi sono fermato perchè non potevo riportare per intero 1222 vittime (maschili) morti sul lavoro.
Ciao.
@Davide: Grazie di averla smessa, rischiavi seriamente di essere bannato:) Ti ho risposto sopra, non serviva inserire cosi' tanti esempi...
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In Memoria di Michele morto sul lavoro
In Memoria di Michele Basile giovane operaio avellinese di 24 anni morto il 2 settembre 2005, in un drammatico incidente mentre lavorava in uno dei cantieri dell’Università degli Studi di Salerno
La memoria và celebrata con atti formali che rendano onore al sacrificio della vita umana e servano da monito e da esempio per tutti coloro che vivono e governano il futuro in ogni società.
Un anno fa invitammo il Magnifico Rettore Pasquino ad adoperarsi affinché fosse intitolata un’aula a Michele per non dimenticare e perché la sicurezza sul lavoro diventasse “coscienza necessaria” prima che un “diritto” da rivendicare al proprio datore. Auspicammo un atto di sensibilità per una “morte bianca” avvenuta nel tempio della cultura dove più estrema è la frontiera del sapere e del lavoro umano.
Il tema della sicurezza del lavoro, tragicamente attuale e dibattuto, è ampiamente tutelato e regolamentato dalla famosa legge 626 e in tutti i suoi successivi aggiornamenti che riprendono gli obblighi europei. Questa legge responsabilizza tutti i soggetti presenti nei processi produttivi, nella consapevolezza che solo con il coinvolgimento e la partecipazione è possibile realizzare un efficace tutela della salute e della sicurezza sui posti di lavoro.
Seguendo la logica del “prevenire è meglio che curare” si focalizzano i comportamenti con cui prevedere i danni che i lavoratori potrebbero subire durante lo svolgimento della loro attività professionale. Da qui si definiscono i soggetti e gli attori della prevenzione e quindi diritti, doveri, compiti e sanzioni dei soggetti e degli attori della prevenzione.
La banalizzazione del problema ricorrendo a proclami che chiedono più controllo e più responsabilità accertate, sebbene tanto istituzionali e doverosi quanto poco fattivamente utili, non danno una risposta alla questione della “cultura della sicurezza”.
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), è una conquista sindacale di grande valore ma purtroppo nei fatti, viene sempre meno rispettata e valorizzata perché, quando c’è, si realizza come semplice obbligo contrattuale che in quanto obbligo, insieme all’aspetto economico delle prevenzioni, si pone sempre come ostacolo alla cultura del fare utile d’impresa.
Se la vita umana non ha prezzo allora non ci saranno mai risorse sufficienti a garantire la sicurezza e la salute su ogni posto di lavoro, pur con la presenza e l’impegno del più ligio e coscienzioso degli RLS formato a norma di legge. La questione della cultura della sicurezza si deve risolvere a scuola.
Come nei programmi e nelle intenzioni dei legislatori c’è la necessità di istruire le nuove generazioni con elementi di educazione civica, educazione sessuale, educazione stradale ed informazione sui danni dell’alcol, del fumo e delle sostanze stupefacenti, forse ancora prima di ogni dottrina, la prevenzione degli infortuni nelle attività umane, o cultura della sicurezza, potrebbe finalmente aiutare le generazioni future nella guerra alle morti bianche.
Molto più importante sarebbe introdurre, fin dalla scuola materna, elementi di cultura della pace, affinché possa essere propedeutico alla comprensione del termine “sicurezza” visto che gli adulti, oggi, la usano sempre più spesso per alimentare le guerre alla vita. Ma questo è un altro tragico discorso.
Magnifico Rettore, sicuramente Michele non era nè un cattedratico nè un luminare. Il suo ricordo vuole essere un impegno morale per tutto il mondo del lavoro, per tutta la società civile. Sicuramente la memoria di una “morte bianca” nel Campus che lei orgogliosamente governa, darebbe lustro e consistenza terrena al tempio di tutti i saperi.
@Fulvia Leopardi: pensa che in Irlanda le donne svolgono gli stessi lavori degli uomini senza alcuna discriminazione e come tali hanno la stessa probabilità di rimanere vittime di incidenti. I quali, per inciso, sono tra le ultime cause di mortalità del Paese.
UN ALTRO MORTO SUL LAVORO, LA MATTANZA CONTINUA ED IL "PAESE CIVILE" SI DEVE RIBELLARE
Michele Barbascu non c´è la fatta ed anche lui è morto come il suo collega rumeno bruciato dalla ghisa che ribolliva a mille e 500 gradi, morto in nome del profitto, morto per la fretta di una produzione che non si può fermare davanti a nulla, nemmeno davanti ad un tappo di ghisa che ostruisce il forno di una fonderia; il »buon senso« avrebbe suggerito di fermare la produzione, invece no, bisogna andare avanti comunque ed il tappo va rimosso con il forno in funzione, sotto la ghisa in ebollizione, sopra gli operai a rimuovere il tappo.
Il risultato è che oggi ci ritroviamo a piangere altri 2 morti sul lavoro ridotti a polvere, due persone rubate alla vita in modo ignobile e vergognoso, l´ennesima »fatalità« che si poteva, si doveva evitare.
Oggi è l´anniversario della tragedia della Mecnavi di Ravenna dove il 13 marzo del 1987 »tredici uomini morirono come topi« e a vent´anni di distanza nel nostro »civile e bel Paese« si continua a morire sui luoghi di lavoro nello stesso assurdo modo, per le stesse colpevoli cause e dove le persone sono considerate »della carne da macello«; »vent´anni dopo nei posti di lavoro si continua a morire come bestie«. La micidiale catena dei subappalti continua a mietere le sue vittime a dimostrazione che ci sono ancora troppi imprenditori per cui la sicurezza sul lavoro non è un »valore« da perseguire, un obiettivo di qualità verso cui tendere con investimenti in formazione e strumenti di prevenzione, bensì un »costo« e come tale da ridurre e contenere il più possibile.
Questo porta ad un pericoloso gioco di scatole cinesi con una forzata parcellizzazione delle lavorazioni con una catena infinita di esternalizzazioni e subappalti dove le responsabilità si perdono e le colpe non sono di nessuno se non del »povero lavoratore« vittima della sua disattenzione, del fato, di una serie sfortunata di concause non prevedibili.
Evitare di morire sui luoghi di lavoro » si può e si deve farlo«, investire in sicurezza è un atto di civiltà per riaffermare il diritto al lavoro sicuro, al lavoro dignitoso che dia a ciascuno di noi la garanzia di tornarsene a casa »intero ed integro nel fisico e nello spirito«. All´art. 4 la nostra Costituzione »riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto«...in molti (troppi) lo stiamo ancora aspettando e su noi tutti, politici, imprenditori (in particolare), giornalisti, sindacati, cittadini pesa una responsabilità sociale, etica e morale diretta non piccola.
Non c´era peggiore modo oggi di ricordare quella tragedia di vent´anni fa che farlo con un´altra - l´ennesima � morte bianca e per gli stessi vergognosi ed incivili motivi di allora: è come ribadire a quei 13 lavoratori morti »come topi« che il loro sacrificio è stato inutile; è come se lo Stato avesse abdicato ai suoi doveri nei confronti dei cittadini non riconoscendo a tutti pari dignità e pari opportunità e di questo come cittadino, come lavoratore me ne vergogno.
Claudio Gandolfi, Bologna
clgand@libero.it
Incidente sul lavoro, morto manovratore
09.34: Un manovratore di Trenitalia è morto stamane mentre stava lavorando all'interno della stazione di Terni. Secondo una prima ricostruzione, l'uomo era impegnato nello spostamento di due treni merci quando, per cause ancora da accertare, è rimasto schiacciato tra i due convogli. La vittima aveva 50 anni. Sull'incidente avviata un'inchiesta interna.
Incidenti lavoro: morto operaio rimasto ferito nel Cilento
Era scivolato dal camion della n. u. battendo la testa
(ANSA) - SALERNO, 18 APR - E' morto, Domenico D'Alessandro, l'operaio 53enne rimasto gravemente ferito due giorni fa a Pisciotta, nel Cilento. L'uomo, impiegato in una cooperativa affidataria del servizio comunale di raccolta dei rifiuti era scivolato dal camion della nettezza urbana battendo violentemente il capo sul selciato. Subito ricoverato nel reparto di rianimazione del nosocomio vallese era stato in seguito sottoposto ad intervento chirurgico per ridurre l'ematoma al cervello.
@Davide: sul tema della sicurezza sul lavoro si parla sempre piu' di uomini che di donne, quindi gli esempi che fai, assolutamente calzanti, dimostrano che la societa' italiana non solo e' in ritardo per quanto riguarda la prevenzione ma e' sostanzialmente incapace di fare qualcosa. Ritengo non ci sia differenza tra uomini e donne, l'unica differenza e' il QUANTO se ne parla: di uomini si parla, poco ma si parla... di donne mai!
INCIDENTI SUL LAVORO, MORTO SCARICATORE NEL PORTO DI GENOVA
Genova, 13 apr. (Apcom) - Dopo due incidenti gravi ma non mortali, al terzo giorno, nel porto di Genova, l'ennesimo incidente sulle banchine ha provocato un morto. È successo intorno alle 9 al terminal frutta dello scalo genovese. Si tratta di uno scaricatore che, per cause ancora da accertare, è precipitato da un'altezza di circa 15 metri mentre era occupato in operazioni di scarico a bordo di una nave ormeggiata alla banchina. L'uomo si chiamava Enrico Maria Formenti, aveva 35 anni ed era responsabile operativo della Forrest spedizioni. L'incidente è avvenuto nei pressi di Ponte Somalia, vicino al terminal frutta. La balla di carta era l'ultima di una colonna dello stesso materiale impilata lungo la banchina. Il presidente dell'autorità portuale Giovanni Novi e le autorità investigative sono sul posto per cercare di capire la modalità dell'incidente. Solo ieri i mercati portuali avevano proclamato due ore di sciopero per riportare l'attenzione dell'amministrazione sulla lunga catena di incidenti che ultimamente ha funestato l'attività sulle banchine. Ancora una tragedia e questa volta in un luogo importante della storia grande del mondo del lavoro: il porto di Genova. La reazione immediata con lo sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali è una sollecitazione da non lasciare cadere nel vuoto, perché dice, anche con il sacrificio del proprio salario, che non ci si rassegna a considerare ineludibile, ciò che non lo è". E' quanto afferma in una nota il presidente della Camera Fausto Bertinotti. "E' necessario - conclude - che questa protesta venga raccolta e ascoltata dalla politica e dalle istituzioni".
Incidenti lavoro: Morto operaio in cantiere nel milanese
Un operaio di 43 anni, Francesco Cariano, è morto oggi in un cantiere edile in via Ozanam a Concorezzo, in provincia di Milano.
L’uomo stava lavorando alla costruzione di alcune palazzine residenziali per conto della ditta Edil Melzi Cavi srl. Un suo collega stava manovrando il braccio oscillante di un escavatore lo ha investito con la parte posteriore del mezzo. La vittima colpita al torace è rimasta schiacciata fra il mezzo meccanico e un muro in cemento. Sul posto sono intervenuti i medici del 118, i carabinieri della Compagnia di Monza, e i responsabili dell’Asl di Ornago che hanno effettuato i primi rilievi. Cariano lascia una moglie e due figli.
Altri due morti sul lavoro a Messina e in Sardegna, venerdì 4 vittime
14 aprile 2007
Ogni caduto sul lavoro «è un martire che sacrifica la propria vita per noi tutti». È quanto ha scritto il premier Romano Prodi nel messaggio inviato ai familiari delle quattro vittime degli incidenti sul lavoro di venerdì, proprio il giorno in cui Il Consiglio dei ministri ha varato il disegno di legge delega per l'emanazione del nuovo Testo unico sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Gli incidenti di sabato. Un operaio di 54 anni, Santo Cacciola, è morto a Messina in un tragico infortunio. L'uomo, dipendente della ditta «Graci Traslochi», era salito su un montacarichi per effettuare il trasloco in un appartamento di viale Europa, di fronte all'ospedale Piemonte. La scala si è improvvisamente rotta e l'uomo è precipitato dal secondo piano dello stabile, finendo a ridosso di un autobus in transito. Ferito, ma non in maniera grave, un altro operaio. Il montacarichi è stato sequestrato dai carabinieri, mentre la Procura ha aperto un'inchiesta: una perizia tecnica dovrà stabilire la causa della rottura del mezzo meccanico. E in Sardegna un operaio di 33 anni, Felice Schirru, di Sinnai, è morto nello stabilimento petrolchimico della Saras (gruppo controllato dalla famiglia Moratti) a Sarroch, nel cagliaritano. Secondo i primi accertamenti l'uomo, che lavorava per una ditta d'appalto, è stato travolto da un tubo in acciaio che veniva spostato con una gru da un'autocarro. Il fatto è avvenuto poco prima delle 10 nell'azienda di raffinazione.
L'appello del presidente della Repubblica. Un appello a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, perché in Parlamento «si discuta liberamente, ma rapidamente il disegno di legge del governo» sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Lo ha lanciato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che, intervenendo in diretta telefonica al Tg3, commenta il tragico bollettino di guerra degli incidenti sul lavoro, sei in ventiquattro ore. «Non ci sono più parole per esprimere commozione e sdegno dinanzi a questo tragico susseguirsi quasi quotidiano - ha detto Napolitano - di incidenti mortali sul lavoro. È ora di decidere e di agire».
Morti bianche: morto oggi operaio edile altoatesino ferito martedì mentre è ancora grave ma migliora diciassettene napoletano ustionato lunedì
18 gennaio 2007
E' morto per le gravi lesioni riportate in un incidente sul lavoro un uomo di San Genesio (Bolzano), rimasto ferito martedì ad Appiano, un paese alle porte di Bolzano.
L'uomo, Michael Feihter, di 50 anni, era rimasto schiacciato dal crollo di un tetto mentre era intento a lavori di ristrutturazione.
Ricoverato all'ospedale di Bolzano, è deceduto per le gravi ferite riportate nella disgrazia.
Restano gravi, invece, le condizioni dell'operaio diciassettenne rimasto ustionato lunedì mentre era al lavoro in un'azienda adibita a revisione di autocisterne, nel quartiere Ponticelli, alla periferia orientale di Napoli e ricoverato nel reparto grandi ustionati dell'ospedale Cardarelli in prognosi riservata anche se, secondo gli operatori sanitari, vi è stato un lieve miglioramento.
Nell'incidente - in cui sono rimaste ferite altre due persone ma in modo meno grave - Antonio Z. ha riportato ustioni sul 45 per cento del corpo.
Se poi pensi che teoricamente noi facciamo lavori meno "pericolosi" (non conosco donne muratori, elettricisti, e cose del genere)...
Morte di un operaio edile e lo sdegno del giorno dopo di sindacati e politici
Luca Ferri 26 anni, nato a a Giulianova e residente nelle case popolari di Villa Ripa di Teramo. figlio di operaio e di casalinga. Un lavoratore generoso, appassionato di arrampicata sportiva, mountain bike e snow board. E´ morto ieri folgorato da una scarica di 20mila volt mentre stava eseguendo una gettata di cemento con un´autobetoniera nel cantiere edile a Villa Grande di Tornimparte. E´ stata una tragedia sul lavoro, una cosiddetta "morte bianca". L´ennesima, la dodicesima in Abruzzo dall´inizio dell´anno. Una tragedia che come tante altre poteva forse essere evitata. Questo però lo dovrà stabilire l´ indagine condotte in queste ore dal pm Tullia Monteleone. Il cantiere e l´autobetoniera sono stati posti sotto sequestro. Nel tardo pomeriggio di ieri sono partiti gli interrogatori dei colleghi operai. In casi come questi l´ipotesi di reato che gli inquirenti devono verificare è quello di omicidio colposo. Ciò che si sa di certo è che la vittima indossava il casco di protezione e la tuta da lavoro a norma. Era inoltre regolarmente assunto. Il traliccio ad alta tensione con cui ha urtato il braccio dell´autobetoniera doveva essere rimosso proprio oggi ed erano stati regolarmente posizionati cartelli che avvisavano del pericolo. Non ci sono al momento avvisi di garanzia. Puntuali le prese di posizione politiche del giorno dopo: sindacati ed esponenti politici di tutti i colori esprimono profondo dolore, forte preoccupazione, e grande sdegno per l´ennesima tragedia sul lavoro, un fenomeno che nella nostra regione registra un trend superiore alla media nazionale. E come puntualmente avviene tutti rimarcano la necessità di maggiori controlli nei cantieri per far rispettare le norme di sicurezza. Invocano, rimpallandosi le responsabilità politiche, una decisa azione per reprimere il fenomeno del lavoro nero. Chiedono a gran voce di porre mano al fenomeno degli appalti al massimo ribasso che non favoriscono certo l´incolumità dei lavoratori, costretti a lavorare a ritmi serrati e senza i costosi dispositivi di sicurezza. I sindacati propongono l´ennesima manifestazione regionale. Nella giornata di ieri, per la cronaca, hanno perso la vita anche altri tre operai a Roma, Pistoia e Asti.
Lecce, morto operaio edile
Stava compiendo lavori abusivi
Incidente mortale a Racale, nel Salento, durante alcuni lavori abusivi in un'abitazione. Un operaio edile è deceduto dopo essere caduto da una impalcatura, da un'altezza di circa quattro metri. L'uomo stava demolendo con un martello pneumatico il solaio di un'abitazione quando la pensilina è crollata e l'operaio 56enne è stato travolto dalle macerie.
Secondo quanto riporta l'Ansa, l'operaio, di Taurisano, stava lavorando ad un'abitazione di Racale, in via Ariosto, quando è avvenuto l'incidente. Secondo quanto accertato dai carabinieri intervenuti sul posto, il crollo della pensilina sulla quale lavorava, è stato fatale per l'uomo che, caduto da un'altezza di circa quattro metri, è stato travolto dalle macerie. L' operaio è stato subito soccorso e trasportato all'ospedale di Gallipoli, dove poco dopo è morto per arresto cardiocircolatorio. I militari peraltro avrebbero accertato che i lavori erano abusivi e che per la demolizione del solaio la proprietaria dell'abitazione, una commerciante di Taviano, avrebbe incaricato un muratore suo compaesano affinchè reperisse le maestranze. Il cantiere è stato sottoposto a sequestro penale ed affidato in custodia giudiziale agli stessi proprietari.
alle 18:54
ilmarmocchio
Dopo aver capito che nel mondo lavorativo contiamo più o meno come il due di briscola, dobbiamo imparare a convivere anche con un altro "esaltante" dato: noi donne siamo più a rischio degli uomini per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro.
Le bugie hanno le gambe corte. Visto che qualinque statistica, oltre al buon senso ell'osservazione personale, dimostrano che i morti sul lavoro sono quasi tutti uomini, sarebbe bene, visto anche l'argomento, avere il buon gusto di non mentire, e minacciare poi il ban a chi smaschera la bugia.
L'essere donna o uomo non altera la giustezza o meno di una affermazione. Quindi , care donne, non dite di essere piu' a rischio degli uomini, perche' non e' vero. E non e' bello mentire sui morti