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Mar 0622

Madri lavoratrici e 1,2 figli

Pubblicato da Barbara Sgarzi alle 18:00 in Belle persone, Lavorare stanca, Web/Tech


Index_r1_c5Intervisto la regista Silvia Ferreri, autrice del documentario Uno virgola due   ossia il numero di figli per donna in Italia. Il progetto che ha portato alla realizzazione del documentario, prodotto con il contributo del comune di Roma nasce, come spiega l’autrice,

...da una domanda: mi chiedevo come mai, sempre più spesso, sentivo le donne lamentarsi per soprusi e ingiustizie subite sul lavoro durante o dopo la maternità. Ho deciso di iniziare una ricerca e ho pubblicato annunci sui giornali per chiedere alle madri di scrivermi e di raccontarmi le loro storie. La quantità di testimonianze ricevute mi ha fatto capire quanto il problema fosse esteso a un gran numero di donne, senza distinzione di provenienza o classe sociale. Donne che vengono punite per aver avuto un figlio, donne a cui vengono tolte le mansioni di responsabilità, donne che vengono licenziate o, quando la legge non lo permette, vengono messe in condizioni tali da essere costrette a lasciare il  proprio lavoro.

Una situazione grottesca, che sta facendo dell’Italia un paese di figli unici, visto che dopo la prima gravidanza le donne si guardano bene dal ripetere l’esperienza. Silvia ora sta girando per continuare a presentare la sua creatura. E per cercare il modo di distribuirla, magari allegando il dvd a una rivista. La trovo a Milano e facciamo una chiacchierata. In comune abbiamo l’anno di nascita, e guarda un po’, il fatto di non avere figli.

Il problema della madri lavoratrici in Italia è enorme. Mobbing, licenziamenti mascherati da buonuscita… Ma c’è chi, anche provocatoriamente, sostiene che questo è dovuto alla “troppa tutela” della madri lavoratrici in Italia. Cosa ne pensi?

Sostanzialmente sono d’accordo. E’ vero che troppe garanzie portano poco impiego. I datori di lavoro non possono licenziare per legge, ma aggirano le leggi col demansionamento e il mobbing, provocando danni anche maggiori. Il problema è acuito dal fatto che il mercato del lavoro da noi è fermo.
Negli Usa, dove le madri lavoratrici sono decisamente meno tutelate, c’è però una vera flessibilità. Magari vieni licenziata perché hai un figlio, ma hai più chance di trovare subito un altro lavoro. Le cose sono più chiare, meno striscianti e subdole che da noi.

Quali sono le categorie di madri lavoratrici più colpite?

E’ impossibile stilare una classifica. Io sono rimasta abbastanza stupita nell’apprendere di casi di mobbing nella scuola elementare. Più ovvia la discriminazione della in luoghi di lavoro tipicamemente maschili come l’esercito. Ma non si salvano neanche gli ambiti artistici come il cinema, o lo sport; la gravidanza in atlete che praticano sport di squadra è vissuta spesso come un “tradimento”, ed è molto difficile ritrovare il posto dopo.
Pesante anche la situazione delle donne magistrato; per loro si tratta di un vero “caso di coscienza”, visto che durante l’aspettativa le cause che loro seguono si fermano. Per cui molte preferiscono rinunciare tout court.

Oltre a promuovere il documentario in giro per l’Italia, quali sono le prossime fasi del progetto?

Uno virgola due va avanti sul  sito internet. Stiamo continuando a raccogliere testimonianze di donne, il cuore di tutto il progetto. Online creeremo presto un forum per confrontare le esperienze e ricevere gratuitamente pareri legali e anche una consulenza psicologica, nel caso di mobbing. Girando l’Italia per presentare il film mi sono resa conto che spesso le madri che subiscono soprusi sul lavoro non sanno a chi rivolgersi per ottenere aiuto.
Per questo sul sito inseriremo presto una mappa regionale e provinciale delle persone da contattare, partendo in primis dalle consigliere per le pari opportunità.

Pensi anche a un seguito?

Si: le testimonianze, come ho già detto, continuano ad arrivare. Stiamo pensando di raccogliere quelle che non sono entrate nel documentario in un libro, magari da allegare al dvd.

Silvia, tu hai figli?

No, però li voglio. Assolutamente.


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Commenti

1. je, Mercoledì 22 Marzo 2006 ore 14:09

Davvero interessante questo post! Anche se qui si parla "solo" della discriminazione delle mamme lavoratrici (con storie che purtroppo ognuna di noi avrà sentito personalmente), vorrei aggiungere che il motivo di 1,2 figli per donna è dovuto anche alla quasi impossibilità di gestire lavoro, figli, famiglia, casa. Lavori i primi anni praticamente per pagare asili e baby sitter e in più non cresci tuo figlio. Io mi chiedo spesso come ci si può arrangiare, lavorando tutto il giorno e magari non vicine a casa. Per ora il problema non mi tocca ma questo credo sarebbe un forte deterrente al mio desiderio (ok abbastanza misero) di maternità. Già ora fra tutti gli impegni faccio fatica a nutrire regolarmente i miei gatti, figuriamoci dei bimbi ;-)

2. Barbara, Mercoledì 22 Marzo 2006 ore 14:49

Esattamente ciò che penso io. Gatti compresi ;-)
Io sono sempre, costantemente, di corsa e la mia lamentela preferita è "non ho mai tempo". Poi, ti dicono che quando hai un figlio "rivedi le priorità", e questo è sicuramente vero. Ma ho il sospetto che voglia dire "Tu non esisti più". Le unche priorità che rivedi sono il tempo che dedichi a te stessa, che a mio giudizio scompare. Anche perché viviamo in una società che non solo non è misura di bambino; non è a misura di madri.

3. je, Mercoledì 22 Marzo 2006 ore 14:57

Esatto! Tra il mio "correre" quotidiano c'è naturalmente del tempo per me stessa, vuoi che sia palestra o un salto dall'estetista, ma anche ritagliarsi del tempo per leggere! Sarebbero proprio questi impegni a saltare, di certo non puoi non fare la spesa... e alla fine la tua vita diventa una corsa contro il tempo e ti dimentichi di te stessa.

4. evelyn, Giovedì 23 Marzo 2006 ore 13:46

mah, non so.
io NON HO figli, ma prima o poi mi piacerebbe di sicuro mettere al mondo 1 frugolotto...certo è che già non è facile arrivare alla fine del mese SENZA boccucce da sfamare, figuriamoc cosa accadrebbe mantenendo 1 coso urlante...

ma il problema è ANCHE e soprattutto i mille problemi derivant proprio dal posto d lavoro, come sottolineato da silvia ferreri. ho sotto gli occhi il mio contratto a progetto e c'è scritto chiaramente che AL + "sarà protratto di 180gg il termine di scadenza", ma D SICURO nn si fa riferimento a nessun indennizzo/stipendio/assistenza nel periodo d maternità...
e poi come nn ricordare che 1 delle prime domande che pongono a 1 donna in 1 colloquio è:"hai intenzione d avere dei figli?" capisco che l'esigenza di chi si occupa d risorse umane è poter contare su 1 risorsa il + a lungo possibile senza dover ricorrere a sostituzioni d maternità, ma nn mi sembra molto corretta come richiesta...

5. alessandra, Martedì 14 Novembre 2006 ore 06:14

sono madre di una bimba che ora ha 6 anni,ma che quando si è separata ne aveva solo 3.lavoro come turnista in ospedale e solo io so le difficolta'gestazionali ed organizzative di vita quotidiana che ho passato.non c'e'nessun riferimento normativo che tratti la mia problematica anche perche' ho col mio ex l'affidamento congiunto sulla carta ma che di fatto non lo e' assolutamente.

6. giuliano, Lunedì 5 Maggio 2008 ore 14:38

www.areagiuridica.com per la libera divulgazione reca recenti interessanti provvedimenti giurisdizionali relativi all' illegittimo demansionamento estromissione eliminazione dallo ufficio di un lavoratore,condanna datoriale(dopo 6 anni)al reintegro esclusivamente nelle mansioni precedentemente svolte,reintegro eseguito dall'ufficiale giudiziario al termine del processo di esecuzione,reintegro ritenuto nullo dal I°giudicante e dal tribunale collegiale il quale reputa necessario il processo di ottemperanza,a sentenza passata in giudicato,fra 10-15 anni.

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